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Saviano – Presentazione di un libro “Il cavaliere errante” di Giacomo Pietoso- “La vera storia di Michele Liguori il vigile eroe della terra dei Fuochi”.

Saviano – La manifestazione è stata curata dalle associazioni Arcimasaniello e Frastuono. Notevole consenso di pubblico per l’iniziativa. Presentato presso “ La Sede” il libro di Giacomo Pietoso “La vera storia di Michele Liguori il vigile eroe della terra dei Fuochi”, Colorando i pensieri Edizioni con la prefazione di Mons. Antonio Di Donna Vescovo di Acerra; un volume che ricompone la triste vicenda di Michele Liguori. La storia di un vigile di Acerra, di un Ufficiale di Polizia Municipale, morto per aver voluto cercare la verità. Una verità che si eclissa ancora: quella tematica che va sotto il nome di “Terra dei fuochi”; questioni ambientali riguardanti parti del territorio campano con diversi sviluppi. Questo quanto mostrato dai relatori: Antonio Marfella ha evidenziato il nesso tra i dati tossicologici rinvenuti nel sangue del vigile, acerrano e quelli delle sostanze sversate dalla camorra nella cosiddetta “Terra dei fuochi”. Una corrispondenza preoccupante che ci spinge verso una soluzione ideale per la bonifica di tutti i territori. Induce, l’argomento in esame, a un’attenta riflessione circa la razionalizzazione dello smaltimento dei rifiuti tossici industriali. Al tavolo dei relatori erano presenti la moglie del compianto Michele, Maria Di Buono, il Comandante della Polizia locale di Nola, Luigi Maiello, che ha curato l’introduzione del libro, il segretario Napoli Fp cigl, Salvatore Tinto, Antonio Marfella e il Filomeno Caruso dei medici ISDE e infine l’autore Giacomo Pietoso. Ha moderato Enzo Giuseppe Mauro, Presidente dell’Associazione Arcimasaniello. Durante la serata vi è stato un breve intervento di saluto ai partecipanti da parte del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese.   In alcuni momenti della serata, ci sono state le letture di alcuni brani del libro da parte di Giuseppe Tufano, Filomena Panarelli di un gruppo teatrale locale; “Teatr@arci”. Il personaggio, al quale è dedicato il libro, era stato assegnato al pool ambientale; la parola “pool” è impropria dato che era un sol componente! Lui medesimo!  Un vigile urbano che aveva gran considerazione della sua terra, in quella stessa dove, da qualche anno, accadevano cose incomprensibili. Un ambiente che si andava trasfigurando nella discarica di tonnellate di rifiuti industriali. Michele Liguori iniziò a indagare. La cosa non generò molto entusiasmo nell’ambiente; inevitabilmente, in simili condizioni, sarebbe potuta sorgere la tentazione della rassegnazione.  Al tenente Liguori quello stato di cose non piaceva affatto. Era certamente consapevole; Michele, sapeva e intuiva, sicuramente, che illegalità dei rifiuti industriali era redditizia per i malviventi.  Un qualcosa di rischioso per chi tentava di arginare il fenomeno. Una terra che era avvelenata! La gente si ammalava e, nei casi più gravi, moriva.  Michele era di carattere molto testardo. Non si rassegnava e continuava in perlustrazioni nelle campagne anche fuori dall’orario di servizio; non ci sarà la collaborazione sperata. Il tenente Liguori sollevato dall’incarico fu trasferito al Castello Baronale; uno degli incarichi agevoli, tranquilli; In sintesi, il tenente Liguori, fu messo in una condizione di un limbo atipico. Nell’epilogo della sua vita un nuovo nemico sorse; l’aria malsana tossica respirata durante i sopralluoghi, i veleni che andava a scavare, portarono, inevitabilmente, a indebolire il suo stato di salute. La sua vita in questo mondo, terminò, sarà un caso o forse no, alla vigilia della festività di San Sebastiano martire, patrono della polizia locale. Afferma l’autore, tra altro: “Michele non lo conoscevo!  Lui vive perché è un esempio credibile, certe storie non smettono mai di camminare; sono fatte da uomini liberi; al di là della divisa, della deontologia, dell’idea politica. È stato un uomo libero; quello che insegna la cristianità! Un giorno è arrivata Maria Di Buono e ho avuto alcuni incontri con lei; è scaturita la voglia di realizzare questo libro. Lei leggeva le mie poesie e continua a parlare di Michele. Quando sono tornato ad Acerra e sentivo parlare di Michele domandavo a tutti; colleghi e cittadini; c’era chi rideva o si girava dall’altra parte; una beffa di amarezza! Ho avvertito lì il bisogno di una ricerca di verità. Ho detto a Maria che non lo conoscevo e me lo doveva presentare. E attraverso lei, con vari incontri, prendendoci un caffè, ho conosciuto la vera storia; è vigile ancora! non come istituzione ma inteso come sentinella operativa attenta come scudo alla natura. Il mondo sociale di oggi è pieno di paure che si trasmettono a generazioni;“ si sta perdendo il sorriso”. Ecco il libro che non è polemico ma critico che voglia riflettere. Un pensiero di riconoscimento alla casa editrice; altre non hanno voluto pubblicarcelo. Un libro che ha avuto la necessità di un linguaggio poetico e delicato per entrare nella mente del lettore. Non è un libro di denunce; già ho a che fare fin troppo con le denunce per motivi lavorativi. Volevo conoscere il personaggio dall’interno. Sono uno scrittore quasi per caso che nasce tra la gente e alla gente va. La forza di questo libro sono le testimonianze valide: l’introduzione di Luigi Maiello. Il libro auspica le bonifiche e li intervenire seriamente. La storia del libro è d’amore senza trascurare il danno ambientale e della malattia. Spero che la speranza sia più forte del sogno della resa. È un esempio, la storia raccontata, credibile. La credibilità che oggi è rara; quasi non esiste. Questo libricino spero possa esser un monito, anche per voi (rivolto al pubblico in ascolto) portatori sani della storia di Michele. La nuova generazione è quella che può salvare noi. Dio c’è per tutti e specialmente per quelli che stanno lontani dal Chiesa. Spero in questa generazione di ragazzi alla quale noi dobbiamo trasmettere questi valori; Michele è una figura credibile da far conoscere. Qualcuno c’è che non lo conosce ancora; attraverso una scrittura semplice abbiamo cercato di fa comprendere chi era Michele Liguori”.

Antonio Romano

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