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Saviano -Teatro Auditorium: il gruppo teatrale “ Gli amici del sig. G”; la proposizione scenica di “ Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo. Un occasione per ricordare nel trentennale della morte del grande drammaturgo

Antonio Romano, per radio piazza eventi

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Saviano : È la paura dell’ignoto a dominare la scena già nelle battute iniziali. Un  luogo particolare infestato da identità ignote. Ritorna “Questi fantasmi”, commedia  di Eduardo De Filippo,  il lavoro scenico riportato  sul palco savianese dal gruppo teatrale “Gli amici del sig. G”, compagnia teatrale proveniente da San Gennarello d’Ottaviano, per la regia di Gianni  Parisi. Il gruppo teatrale aveva, in passato, di recente, già portato in scena quest’opera sul palcoscenico savianese. In questa occasione di tratta della partecipazione alla Rassegna teatrale città di Saviano, XI edizione. Consenso del pubblico anche per le motivazioni che hanno fatto preferire questa proposizione scenica: si celebra il trentennale della scomparsa del grande drammaturgo Eduardo De Filippo. La commedia fu scritta nel 1945. Fu la prima commedia di Eduardo rappresentata all’estero, per la precisione nel giugno 1955 a Parigi, al Théâtre de la Ville – Sarah Bernhardt, in occasione del “Festival internazionale d’arte drammatica”. La trama teatrale è così, sinteticamente, descritta: il sipario si apre, accompagnato da una leggera e spettrale musica di sottofondo, con la scena al buio illuminata dalla luce di una candela a dar subito un senso di mistero. La luce fioca illumina la stanza abbastanza grande d’ingresso di un appartamento. Il portiere del palazzo, il portinaio Raffaele, interpretato da Alfonso Annunziata, fa strada a dei facchini che stanno, con grande fatica, portando nell’appartamento pesanti arredamenti. Si  sospetta la presenza di “Questi fantasmi” come suggerisce il titolo dell’opera, ancora presenti secondo le convinzioni di alcuni. L’arrivo del nuovo dell’inquilino Pasquale Lojacono interpretato da Ciro Giaquinto. Arriva con una gallina stretta sotto il braccio, ormai morta, estinta casualmente, e con, nelle mani, una gabbietta. L’eccessiva paura del portinaio è evidente e  questi gli racconta che quel palazzo è molto antico, risale alla dominazione spagnola. All’epoca il grande di Spagna “Rodriguez Lòs Deriòs” come pronuncia goffamente  Raffaele il portiere, che aveva, capito che sua moglie lo tradiva, si appostò di nascosto e sorpresi i due amanti li aveva fatti murare vivi. E come se non bastasse, racconta Raffaele, la sua stessa sorella, Carmela, interpretata da Melania Fucci, aveva visto un entità misteriosa vagare in quel luogo e da quel momento, per lo spavento, si erano imbianchiti i suoi capelli e aveva perso l’uso della ragione. Pasquale comincia a preoccuparsi e a considerare tutto l’intorno e la succedente paura. In breve si tende a far credere che lo spazio abitativo non sia contagiato dai fantasmi, da ignoti fenomeni paranormali. Pasquale il protagonista della vicenda, decide perciò di rimanere nonostante i fantasmi: vuole trasformare l’appartamento in una pensione e in questo modo sistemare la sua ormai critica situazione  e riconquistare la considerazione e l’amore, ormai evanescente, di sua moglie Maria. Nel frattempo i facchini hanno portato un grande mobile che hanno sistemato nell’ingresso. Pasquale lascia la stanza d’ingresso per parlare con sua moglie, nel frattempo sopravvenuta in scena. Nella stanza d’ingresso, ormai vuota, si aprono  i battenti di un grande armadio dal quale esce un giovane che mette su un tavolo un mazzo di fiori e un pacchetto: ciò fatto ci cela, nuovamente. Pasquale rientrato nella stanza nota i fiori e chiede alla moglie se ne sa qualcosa. Alla risposta negativa, pensa che evidentemente i fantasmi lo abbiano preso in simpatia. In realtà il “fantasma” benefico è Alfredo interpretato da Luigi De Risi, un uomo sposato, divenuto l’amante di Maria. Egli, con i suoi denari, penserà a consolare dell’abbandono Pasquale fornendogli, di nascosto, nelle vesti del fantasma ovviamente, tutto quanto di cui ha bisogno per avviare la sua pensione, la sua nuova attività. Alla ripresa del secondo atto, la commedia prosegue con la classica, ormai  più che famosa negli ambiente teatrali, scena di Pasquale che, tranquillamente seduto sul balcone, sta chiacchierando con il professore del balcone di fronte, che di fatto non campare mai sulla scena teatrale, spiegandogli come basti poco per essere contenti: un caffè preparato con cura da se stesso con tecniche personali e consumato fuori dal balcone. Le cose non vanno proprio bene per il, protagonista, nonostante i generosi aiuti del “fantasma”  che spesso fa trovare somme di denaro nella sua giacca, quasi fosse una miniera d’oro. Pasquale, tutto sommato, sostiene che non gli importa tutto il mistero, egli vuole vivere agiato e non si fa domande sulla provenienza di tanta fortuna. La moglie, convinta che il marito sappia della sua relazione, e la scusa dei fantasmi è solo un modo ironico di affrontar l’argomento, è ormai decisa ad estreme conseguenze. Pasquale, invece, crede veramente nell’aiuto impenetrabile, soggiogato, in un certo punto del racconto scenico, anche dal gioco degli equivoci, ed ora è sempre più disperato perché il fantasma “buono” sembra averlo, abbandonato. Pasquale, nell’epilogo della vicenda, finge di partire, e invece si nasconde sul balcone. Il suo piano avrà conseguenza: sorprende Alfredo venuto in quel luogo. Pasquale l’implora di aiutarlo e di non abbandonarlo altrimenti perderà tutto ma soprattutto sua moglie che in fondo ama profondamente. “ Il coraggio te lo dà il danaro”; senza si diventa timidi, paurosi, carogna! ammette cinicamente! Alfredo comprende da ciò molte cose. Sta a quel  gioco irreale per  fingersi, concretamente, un fantasma.  In breve gli preannunzia  la sua definitiva scomparsa; lo scioglimento della sua condanna a vagare in quel luogo.  Inoltre gli lascia un quantità consistente, più del solito, di danari.  Una somma che magari poteva e stava per  esser utilizzata con la sua amante per un eventuale fuga. Pasquale, esaltato nella sua irrealtà, ora conta i biglietti di banca e mostrandoli al professore dirimpettaio che, casualmente, era sul balcone di fronte, lo ringrazia per avergli suggerito lo stratagemma della finta partenza. In quel contare avidamente, in maniera allucinata, accecata, quasi convulsiva, la grossa somma di danaro si chiude il racconto scenico. Ed ora? Quel fantasma, forse, comparirà sotto altre sembianze!

 

Antonio Romano

 

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