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Saviano – Teatro Auditorium – L’Associazione “La Zattera” alla Rassegna teatrale e la compagnia teatrale Hyria di Casamarciano con la proposizione “La fortuna con la F maiuscola”.

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Saviano- Rassegna teatrale di Saviano, con l’esibizione della compagnia “La Zattera”. In effetti, la serata spettacolo dell’ultima all’Auditorium, è quanto predisposto da due compagnie teatrali in un lavoro di simbiosi: una prima parte dello spettacolo a cura dell’associazione “La Zattera” e la successiva ad opera della compagnia teatrale Proloco Hyria di Casamarciano con la proposizione dell’opera “La fortuna con la F maiuscola” di E. De Filippo e A Curcio per la regia di Giovanni  Cavaccini e le scenografia di Carmine Ciccone. Ed è la Vicepresidente dell’associazione  Maria Meo, “La Zattera”, a spiegarci le finalità dell’associazione che opera sul territorio in ambito sociale, artistico e culturale. “L’associazione è nata per far sì che i giovani, possano realizzare le loro passioni attraverso la recitazione, la musica. Siamo convinti che quest’ultimi  sono attrattori che favoriscono la socializzazione. Come eccellenze del territorio proponiamo il progetto “Artisti professionisti della musica incontrano i giovani del territorio”, progetto con il Patrocinio morale del Comune di San Paolo Belsito”. Un progetto  pensato dalla stessa Maria Meo e da Michele Montefusco, responsabile e tutor insieme ai professori Massimo Volpe, Peppe Sannino e Fiorenza Calogero. Questi i nomi di  maestri dei corsi attivati rivolti ai giovani del territorio; vale a dire  corsi di chitarra, canto, percussioni, pianoforte. La particolarità sta nel fatto che i professori in materia hanno una loro notorietà nel panorama nazionale e internazionale. Una precisazione dovuta dato che fanno parte dell’orchestra italiana di Renzo Arbore e di Fiorenza Calogero cantante, attrice del panorama musicale. “Siamo convinti che la persona “famosa” possa essere da veicolo e da incentivo”. Maria Meo conclude, poi, con riferimento alla messa in scena sul palco:  “Ritorniamo alla Rassegna di Saviano, ma sempre con grande positività”. Nella serata si è avuta l’esibizione di alcuni degli allievi del corso di chitarra che si sono esibiti  con il loro professore: una dimostrazione prima della messa in scena dell’opera teatrale. Lo spettacolo della serata, come accennato, si è svolto con la fattiva collaborazione della compagnia teatrale Hyria. L’opera che ha proposto la  compagnia teatrale, è stata” La fortuna con la F maiuscola”. Consenso notevole di pubblico per la serata. Alla manifestazione erano  presenti;  il Sindaco di Saviano, Carmine sommese, Francesco Iovino componente della commissione Città Metropolitana, il Sindaco di S.Paolo Bel Sito, Manolo Cafarelli.  Vi è stata, dunque, nella prima parte dello spettacolo, l’esibizione di giovani allievi guidati da Michele Montefusco che meritano citazione: Francesco Bugliono, Giuliana Bruognuolo, Virginia De Martino, Letizia Ferrara, Federica d’Alia, e infine Marco Marotta.  Non a caso nella parte alta del teatro Auditorium faceva bella mostra uno striscione che riportava,  in lingua napoletana: “A nujie ce piace fan club “di Renzo Arbore. “La fortuna con l’effe maiuscola”, presentata  nella seconda parte, è una commedia  scritta  nel 1942. La commedia era stata inserita da Eduardo nella raccolta “ Cantata dei giorni pari” La trama è sì descritta sinteticamente: In un appartamento, al primo piano di un palazzo, vive in povertà una famiglia. Giovanni questo il nome del protagonista, sopravvive come può con  la moglie Cristina. Con loro vive Erricuccio: è un sempliciotto; il suo è un atteggiamento infantile e indisponente. Non disdegna poi di fare il ruffiano per donna Amalia, la moglie avvenente di Don Vincenzo. Quest’ultimo sospettoso, mette in scena una finta partenza allo scopo di cogliere dei sospetti amanti in flagrante.  Nel frattempo, un avvocato di nome Manzillo  viene a proporre un dubbio affare: un suo cliente, un giovane barone, anch’egli di padre ignoto, è pronto a pagare una certa cifra purché Giovanni lo riconosca come figlio. Spinto dalla necessità, Giovanni intasca l’anticipo. Mentre è solo, si presenta a Erricuccio il notaio Bagnulo, amico di famiglia. In partenza, il notaio è latore di una inattendibile notizia: un tale, emigrato in America, è morto ed ha lasciato quale erede il fratello Giovanni. Una fortuna immensa: un totale di 200 milioni di lire; una villa a Capri, gioielli, brillanti ed altro. Alla notizia che Giovanni è in procinto di legittimarsi un figlio non suo, il notaio è allarmato: bisogna avvisare subito; l’atto gli farebbe perdere qualsiasi diritto. Il testamento impone: nel caso in cui Giovanni avesse un figlio legittimo, l’eredità passerebbe a lui. Purtroppo il notaio deve partire urgentemente; è quindi costretto ad affidare la notizia ad Erricuccio. I due amanti, sopra accennati:  irrompe don Vincenzo, armato di pistola. Subentra una scena di enorme concitazione con tanto di marito geloso: gli spari, le urla disperate  e le minacce  che terrorizzano Erricuccio e questi perde la parola! Quest’ultimo viene visitato dal dottore, interpretato dallo stesso regista della compagnia, che diagnostica un trauma: il ragazzo si è “infantilito”. Intanto l’avvocato Manzillo, si presenta per concludere l’operazione. Erricuccio, che non ha potuto riferire a Giovanni a causa della sua incapacità di parola, si oppone con tutte le sue forze ma senza esito.  Nel frattempo preoccupato per le indagini , il marito tradito  minaccia con la rivoltella Enricuccio. Nell’agitare la pistola, don Vincenzo fa partire, imprudentemente, un colpo. Per il panico, Erricuccio riacquista repentinamente la parola. Il seguito:  Giovanni racconta a tutti i presenti del piccolo “affare” concluso con il barone; Erricuccio si ricorda improvvisamente dell’eredità e racconta tutto. Ma nel momento in cui sottolinea la condizione testamentaria voluta dal defunto, subentrano le ovvie conseguenze. Terzo atto: il notaio Bagnulo presenta ad un  scoraggiato Giovanni tutta la magnifica entità del lascito del compianto. Quando ravvisa la gravità della situazione, essendo il diritto all’eredità ormai invalidato, si offre di spiegare tutto al barone. Naturalmente il “finto” figlio, non si lascia fuorviare appena intuita l’enorme fortuna. Giovanni  è distrutto! Pur di guadagnare un piccolo gruzzoletto di denaro ha rinunciato, suo malgrado, ad una somma ben maggiore che gli avrebbe cambiato la vita!  In un momento di lucidità comprende che, seppur riconoscendo le sue responsabilità, può impedire il peggio. Decide perciò di autodenunciarsi all’autorità per falso in atto pubblico, accettando sì di andare in galera per cinque anni. Solo  in questo modo si verifica l’annullamento dell’atto di legittimazione. Fa quindi chiamare un brigadiere e confessa l’infrazione, cercando nel contempo di dissimulare. Significative sono, in gergo dialettale, le sue ultime parole: “Brigadie’, ‘o vero carcere è ‘a miseria”.
Antonio Romano

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