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Saviano- Teatro Auditorium – Rassegna Festival Città di Saviano – XIV edizione. Sul palcoscenico il gruppo teatrale, “Onda Verde”. L’opera proposta: “L’ultimo scugnizzo” di Raffaele Viviani; la nota “Rumba d”e scugnizze

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Saviano- Teatro Auditorium; consenso di pubblico. Secondo cartellone teatrale, sul palcoscenico savianese, è stato presentato “

L’ultimo scugnizzo di Raffaele Viviani per la regia di Franco Perretta.  Nel 1938 fu realizzata anche una riduzione cinematografica della commedia, con la regia di Gennaro Righelli. Una proposta del gruppo teatrale locale, Onda Verde. L’iniziativa della Rassegna si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro, in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. La Rassegna è dedicata a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo della politica italiana. In platea era presente il Sindaco di Saviano, Carmine Sommese. “L’ultimo scugnizzo” è una commedia rappresentata da Viviani, per la prima volta, nel 1932 in un teatro di Bari. Il lavoro fu rappresentato in seguito  a Napoli e a Milano. In questa commedia dominano incontrastati due aspetti che caratterizzano, in genere, l’opera di Viviani: la miseria e l’emarginazione sociale, “la lotta quella sorda, quotidiana, spietata, implacabile che ogni giorno si è costretti a sostenere” come egli stesso diceva in un suo scritto. La scena del primo atto della commedia è ambientata in un locale di un elegante appartamento: lo studio dell’avvocato Razzulli interpretato da Felice Romano. Un uomo rigido nella sua posizione; apparentemente sinonimo di alta educazione e moralità! In realtà ha qualche scheletro nell’armadio. Un’espressione per confidare di avere segreti inconfessabili nascosti, azioni o fatti del passato, riprovevoli per la propria reputazione; in breve ha una relazione impropria; ha un amante di nome Palmira.  Il secondo  atto si svolge all’esterno, nei pressi di un basso, nel vico Lepri ai Ventaglieri; è lì che c’è la vita da strada fatta di passanti, di una sorta di pianoforte mobile che allieta i passanti con le proprie note una volta in funzione di una bottega ai margini della strada; nel caso preciso vi è un fornaio. L’ultimo atto è di nuovo ambientato nella scenografia iniziale: lo studio di casa Razzulli. Tra i tanti personaggi che vi compaiono, emerge quello principale: Antonio Esposito, l’ultimo scugnizzo interpretato dallo steso regista della compagnia. Quest’ultimo vorrebbe cambiare vita, desidera allontanarsi dal suo passato incerto.  Vuol rifiutare quello stato ma non rigettare del tutto; è la sua vita fatta di espedienti, esperienza. Il suo obiettivo e semplice , ovvio: un lavoro, in modo onesto, per vivere decorosamente; la verità è che spera di offrire al figlio, che sta per nascere, una famiglia nel vero senso del termine. Nel frattempo spera per il suo erede nascituro la prospettiva di un’esistenza possibilmente appagata e non troppo difficile come egli ha sperimentato. L’ultimo scugnizzo trova un lavoro come segretario del citato avvocato; aveva trovato o venuto in possesso di una lettera di presentazione. Non ha certo competenza in materia giuridica ma supplisce a ciò con esperienza e grande  dinamicità di vita. È un tuttofare e riesce risolvere alcune situazioni ingarbugliate dell’avvocato e di suo figlio con “difetti” della stessa specie paterna.  L’epilogo è molto triste: qualcuno, il personaggio di ‘Narella interpretato da Lucia De Vito, porta la notizia della morte del nascituro. Il mondo crolla addosso allo sventurato protagonsta: in una situazione di buio scenico, l’ultimo scugnizzo chiama i suoi antichi compagni che compaiono in scena; è il riportare per nome come a tornare nel passato. ‘Ntonio, questo il nome del protagonista secondo il gergo dialettale, comprende di essere in un abisso impenetrabile; è suo l’incarico di emarginato senza alcuna speranza di redenzione; c’è sempre, in realtà, un motivo di riscatto anche nelle situazioni più complicate ma in quell’istante temporale, tale è il suo stato d’animo; quello di aver sperato inutilmente. È l’identificazione del personaggio nella sua miseria con l’imprevisto dietro l’angolo sempre  in agguato.  “L’ultimo scugnizzo” è una delle commedie più popolari del teatro targato Viviani che tocca la massima intensità, all’inizio del secondo atto, nella Rumba degli scugnizzi. È qui che c’è un ritmo musicale; un movimento accelerato, in quel suo imponente e surreale danzare che riesce a plasmare suggestioni di suoni. Meritano citazioni gli interpreti, alcuni di loro piccoli d’età, presentati  al pubblico per i saluti finali, da Gioia De Lucia, attrice della compagnia e per l’occasione presentatrice: Antonio D’Alaia, Francesco De Girolamo, Giovanni Napolitano, Antony Romano, Gennaro Sannino, Giovanni Lanzaro, Valeria De Vito, Sofia Tafuto, Luigi Napolitano, Carmine Napolitano, Gianfranco Matondi, Carmela Allocca, Umberto Franzese, Michele De Sena, Maria Raggio, Raffaele Strocchia e Giusy De Sena, Aniello Lombardi e Valentina Strocchia, Antonio Mauro e Giusy Caprio, Michele Allarà, Lucia De Vito, Margherita Prisco, Alessandro Tafuto, Ornella Borrello, Felice Romano, Rosaria Mancone e Biagio Pisani, Annamaria Bianco, Raffaele e Valentina Strocchia e Michele De Sena e infine il regista attore Francesco Perretta.

Antonio Romano

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