Quotidiano di informazione campano

Saviano Teatro Auditorium- Rassegna Festival Città di Saviano – XV edizione – In scena la compagnia “E’ frate piccerille” da Villarricca; “Senza Fine” una proposizione scenica scritta da Gerri Roberti.

Saviano – Ennesimo appuntamento della stagione teatrale: in scena “Senza Fine” di Gerri Roberti. Notevole Consenso di pubblico. Si tratta di una commedia, inserita nell’ambito della Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa culturale si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano. La Rassegna è dedicata a Carmine Mensorio, un personaggio di rilievo, di origine savianese, della politica di alcuni anni fa. In platea, la presenza del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese, il Consigliere Metropolitano, Francesco Iovino. La compagnia è nata una decina di anni fa in un ambiente parrocchiale e si è distinta in commedie scarpettiane, di Eduardo e altre. Ora si è proposta in un copione inedito dello stesso Roberti, tratto da un celebre film. La compagnia si avvale di un prestigioso riconoscimento: un  premio F.I.T.A. Campania Felix XIV edizione. Prima dello spettacolo vi è stato un momento di presentazione; una canzone cantata da Maria Luigia Esposito, presentatrice della Rassegna. A sipario ancora chiuso, vi è stato un momento introduttivo con alcune canzoni di Renato Zero per merito di un attore della compagnia. Dopo questo momento musicale il racconto scenico vero e proprio ispirato a una tematica socialmente grave ma trattata con ironia e comicità: la vicenda è ambientata in Toscana, i personaggi vogliono; vorrebbero aprire un agriturismo. La struttura individuata è abbastanza fatiscente; molti i lavori di ristrutturazione da realizzare a pochi giorni dell’apertura prevista. Tra altro crea non pochi problemi la ristrutturazione di una stanza da bagno ridotta all’immaginabile con intasamenti e aria molto viziata e dannosa per la respirazione. I personaggi in scena sono evasi dalle loro occupazioni abituali, da Napoli, investendo ogni risparmio in questa futura occupazione. Uno di loro ha lasciato la sua attività di una salumeria; in realtà si erano create delle situazioni insostenibili sia per le sue tendenze sessuali che per la delinquenza locale e a nulla erano valse le denunce alle autorità. Gli altri due personaggi sono fuggiti anche loro dalle rispettive attività e soprattutto dalle loro mogli alle quali devono i soldi degli alimenti. Uno dei due lavorava nel settore informatica; ora si arrangia nella vendita degli orologi e spesso sconfina in qualcosa più somigliante a una truffa che altro!  Ai due si affianca un terzo personaggio che subentra come socio nell’affare poiché avanza un risarcimento in denaro  proprio per una presunta citata  truffa perpetrata ai suoi danni. Quest’ultimo è un nostalgico delle ideologie comuniste, irrompe in scena con un atteggiamento militaresco come il suo abbigliamento lascia presagire; ha un berretto e fuma un vistoso sigaro, una maglietta che nella sua effige ricorda il celebre Che Guevara; tra altro, a rendere più marcate le sue idee nostalgiche, in alcune sequenze sceniche, viene a trovarsi, quasi casualmente, a impugnare una falce che abbina a un martello sfoderato in precedenza; mostra in tal modo il simbolo per eccellenza del comunismo. È il personaggio più irascibile e impulsivo! Qualità che determinerà alcuni passaggi fondamentali. In breve la situazione precipita, fin dall’inizio, nel momento in cui la camorra locale fiuta un affare per la sua tendenza illecita. Uno dei malviventi è interpretato dallo stesso regista. Non è di grosso rango; anzi prima s’interessava di promuovere giovani cantanti; si avvicendano situazioni convulse e di comicità: numerosi piccoli camorristi locali si susseguono in scena; dopo colluttazioni sono rinchiusi in un seminterrato comunicante con la sala d’ingresso. Altri personaggi entrano nella vicenda: un extracomunitario che spesso è d’aiuto ai futuri impresari dell’agriturismo, una giovane ragazza incinta anche lei coinvolta nell’affare, presunto, dell’agriturismo, una ragazza di colore che si guadagna da vivere facendo il mestiere più antico del mondo, dei vigili urbani per un controllo, molto accurato, della situazione. Situazioni quasi surreali alla fine del racconto scenico; lo stesso camorrista di rango secondario rispondente al nome di don Salvatore ha un momento di commovente conversione quando si rivolge, in tono drammatico, ad un crocifisso posto ad un angolo della scena. Nell’agriturismo non ci sarà ottimismo al termine della vicenda: i protagonisti saranno costretti ad abbandonare il loro progetto e fuggire da quella realtà; il titolo è espressivo; “ Senza Fine”! Senza una speranza concreta. Tra altro, si ammette con amarezza, le prenotazioni già erano più che numerose per trascorrere una vacanza nella nascente struttura! I personaggi torneranno alla consueta vita fatta di espedienti e di sogni infranti. Il quadro degli attori in scena: Umberto Ciaramella, Giovanni Sorvillo, Graziano Arabia, Rino Esposito, lo stesso Regista Gerri Roberti, Jay Ruggiano Ilaria Tonti, Roberto Parisi, Autilia Savarese, Enzo Della Torre, Maria Brancaccio, Enzo De Liddo, Luca Iannarone, Lucia Salerno, Armando Tonti, Titti Avallone e infine Rosaria Esposito.

Antonio Romano per la Gazzetta Campana

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.