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Saviano – Teatro Auditorium – Rassegna Festival Città di Saviano – XV edizione. La Compagnia ““ Fiutevenne”” sul palcoscenico per la commedia “Tutta colpa di Moana”. Il racconto di una visione onirica.

Saviano – Apertura della stagione teatrale: in scena  “Tutta colpa di Moana” di Sasà Palumbo, è la commedia portata in palcoscenico; l’opera si deve al gruppo locale “ Fiutevenne” per la regia dello stesso gruppo.  È stata la prima commedia proposta nell’ambito della XV edizione della Rassegna Teatrale. Consenso ampio di pubblico. Si tratta di una proposta teatrale, una riflessione, inserita nell’ambito della Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa, della Rassegna, si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. La Rassegna è dedicata a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo, della politica italiana di alcuni anni fa. In platea, la presenza del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese, il Consigliere Metropolitano, Francesco Iovino. Prima dello spettacolo vi è stato un momento di presentazione e uno spazio dedicato a Cecilia Cristina Di Laora, una giovane atleta savianese  che si è laureata campionessa del mondo, categoria cadetti, di Pankration, Pancrazio, una disciplina di lotta, nei Mondiali svoltasi, di recente, a  Mosca.  La trama si svolge in un modesto appartamento con un angolo adibito a cucina; quadri alle pareti e divano da salotto. Protagonisti della vicenda sono delle persone che condividono l’appartamento. Il protagonista assoluto della vicenda, di nome Davide, è addormentato su di un divano; ha una fidanzata molto esigente e gelosa a giudicare da alcune telefonate che appaiono spesso inopportune. Questo il quadro iniziale di un apparente tranquilla  mattinata, dopo la declamazione di versi con voce fuori campo. Altri personaggi vivono quella quotidianità: una giovane psicologa, interpretata da Brigida Simonelli, e  altri tre eccentrici personaggi; il primo indossa spesso una maglietta calcistica, il secondo, di nome Ciro, è di chiara origine, almeno per metà come lui stesso asserisce, araba, marocchina e svolge il ruolo di portiere dello stabile. Il terzo personaggio passa ore del suo tempo, in un area riservata come la stanza da bagno a leggere riviste – giornaletti di un certo tipo. Quest’ultimo ha una certa dipendenza da tale lettura che riguarda la sfera sessuale.  Il clima di comicità ed ironia è determinante e conduce inevitabilmente alla classica monotonia quotidiana; fino a quando qualcosa, dal di fuori della realtà tangibile, irrompe in scena; è  quando si decide di fare una seduta spiritica. L’argomento di conversazione quotidiana a quanto sembra è di natura sessuale e non meraviglia che con una seduta spiritica tentano di evocare lo spirito di Moana Pozzi, nota pornostar.  A nulla valgono le raccomandazioni di alcuni effetti collaterali a tale pratica. Uno dei personaggi indossa addirittura un abito per l’occasione; tipo un gran maestro di cose occulte. In realtà è un costume carnevalesco riadattato per l’occasione. In un clima di magia esoterica ecco servita agli spettatori la seduta spiritica con tanto di candela accesa al centro tavolo. Tra lo stupore di uno dei protagonisti la seduta riesce: non  è lo spirito che ci si attendeva. Dal pubblico in platea,  in un abito rigorosamente  bianco con una sorta di  peluche in braccio, di quelli che usano i bimbi per giocare, ecco presentarsi uno spirito di una donna vissuta nell’area irpina in un contesto agricolo. La commedia non ha un marcato genere horror, continua, nella sua narrazione scenica, esilarante nella sua ironia e comicità. Questo spirito inquieto, il suo nome nel mondo dei viventi sul pianeta  terra era stato “Anna Bella”,  con, una visibile, macchia di sangue sulla fronte racconta la sua storia dopo un acquietarsi della situazione; c’è sempre una certa inquietudine se non paura a parlare e discutere con un mondo parallelo e che sfugge al reale. Racconta che era stata vittima di un incidente di ordine agricolo e ne additava la responsabilità al marito di nome Ercole. In realtà quest’ultimo si stava dedicando alla bella vita con un  lusso sfrenato; si era dimenticata di lei. Proprio lei  che le aveva fatto vincere una quintina la gioco del lotto! Tra alterne vicende “Anna Bella” o meglio la sua anima ridestata pretende di condurle a suo cospetto il coniuge. Una richiesta che pare assurda per gli altri componenti della casa che cominciano  a dubitare della salute mentale del protagonista, Davie il personaggio interpretato da Luigi De Risi. Per quest’ultimo le cose stanno  diversamente; non è per lui quello stato di cose  dato che solo lui riesce a vedere e percepire la presenza dello spirito –  spettro.  Alla fine, eventi convincenti riescono a produrre gli effetti sperati: il coniuge della fu “Anna Bella” è in scena; dal moneto che il  suo nome è Ercole ci si aspettava una figura mitologica; è il contrario. Presente inscena  un uomo della media con tanto di calvizie in sovrappeso e  folte ciglia  con uno spiccato, spiccatissimo, accento irpino. Il motivo che cerca di capire  per il quale è stato convocato è di assicurata comicità. Dopo alterni discorsi il fantasma decide di utilizzare e convincere  altro corpo fisico per parlare e rimproverare il suo congiunto. È la riproposizione, in chiava ironica e la musica di sottofondo lo precisa, di una scena particolare del film “Ghost” del 1990 diretto da Jerry ZucKer. È il finale, nell’epilogo della rappresentazione teatrale, che non ti aspetti; un classico colpo di scena: il fatto non è mai avvenuto; il  protagonista della vicenda ha vissuto tutto in  sogno. Una volta destato all’uscio di casa compare di nuovo la ragazza del sogno, lo spirito inquieto; questa volta è la realtà! è una ragazza viva e reale di nome Moana e non  “Anna Bella”. Scherzi di oniriche presenze. Tutto sembra finito in meglio o forse no! Ancora il personaggio di Ercole irrompe in scena: l’incubo continua! Completano il quadro degli attori:  Felice Falco, Domenico Tafuro, Mariagrazia Ciccone, Francesco Romano, Benedetta Sommese e infine Luigi Sommese.

Antonio Romano per la Gazzetta Campana

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