Quotidiano di informazione campano

Saviano – Teatro Auditorium – Rassegna teatrale città di Saviano XIII edizione. “Figlie e nepute…chello che faje è tutto perduto” di Thomas Mugnano – la storia di un sogno, un incubo

0

Saviano – In scena “I matt’…attori” di Thomas Mugnano. La commedia proposta è stata “Figlie e nepute…chello che faje è tutto perduto” di Thomas Mugnano, regista e direttore artistico della compagnia. Forse un antico detto, o proverbio che sia, per raccontare una storia;  seppur drammaticamente attuale, il racconto scenico conserva una comicità, un umorismo, ironia originale. Sulla scena per raccontare, quasi nella totalità dei casi, la solitudine delle persone anziane, l’ingratitudine di alcuni  figli. Consenso di pubblico accorso numeroso per l’evento. La commedia, presentata in Rassegna già in passato, ritorna sul palcoscenico savianese, riveduta dallo stesso autore in alcuni momenti fondamentali. La trama, dopo le note introduttive di una canzone di Francesco De Gregori, prende avvio da una scena nella quale è presente lo stesso autore, nel caso specifico regista e attore: interpreta il protagonista della storia; un anziano imprenditore edile, ora in pensione, in forzato riposo. Un instancabile lavoratore partito da zero e arrivato in una posizione lavorativa di prestigio e soprattutto di gran responsabilità. Sempre preso dal suo lavoro ha pensato soprattutto alla famiglia, ai suoi tre figli Ennnio, interpretato da Gennaro Meo, Presidente del gruppo “I matt’…attori”,  Rosa e Diodato, questi i nomi dei personaggi; col tempo è divenuto un onesto risparmiatore in termini di beni economici o un tirchio secondo l’ironia degli altri familiari. Preoccupato dalla sua salute è diventato una sorta di malato immaginario; la scena s’apre su questa divertente sequenza nella quale prende un numero imprecisato di pillole; una specie di cocktail di medicinali. La scena dinamica si concretizza con l’arrivo di altri personaggi: un simpatico portiere del palazzo, la moglie di manica larga con i nipotini e i tre figli  quando si tratta di elargire un contributo economico, i tre figli. Quest’ultimi sopraggiungono in scena mostrando le loro caratteristiche; uno è sposato con una donna decisa e assai gelosa, la figlia ha un marito che mostra problemi di udito; il suo fraintendere è fonte di decisa comicità. Unica eccezione dei figli e Diodato; assuefatto ad una vita comoda e agiata si è adeguato al nulla: vive alla giornata cerca qualche avventura sentimentale senza per altro concretizzare nulla di stabile e continuativo. Altro momento di marcata comicità è l’arrivo di Arturo. È questi un amico di famiglia anch’egli anziano; è l’unico momento di compagnia per il protagonista della vicenda di nome Michele Coppeta, questo il nome del personaggio interpretato dallo stesso Thomas Mugnano. È, per tutti, un simpaticissimo vecchietto; lui non è convinto di esser tale è si comporta da giovane in cerca d’avventure; una fonte di più che assicurata comicità. Altri personaggi ruotano attorno alla vicenda: un parrucchiere a domicilio per signore; il sopraggiungere di un demone che fa la sua comparsa tipo allucinazione; il perché si intuirà solo nel finale a sorpresa. In sintesi è determinante una lettera per posta alla quale non si darà troppo importanza, in un primo momento. Tale missiva ha modo di esser letta solo dalla moglie del protagonista di nome Amalia, interpretata da Maria Luisa Gremito; il sopraggiungere  di una fortissima emozione è causa della sua morte; prima, con le residue forze rimaste, ha il tempo, di pochi secondi, per bruciare tale sventurata lettera è portare con sé un segreto assai inopportuno. Il secondo atto s’apre su tale interrogativo. Ora le cose sono cambiate, Michele Coppeta è rimasto vedovo! Ora sorse il problema di chi dovrebbe provvedere a lui. Ora emerge il contrasto dei fratelli che ignari di essere ascoltati dal loro padre, raggiungono il massimo grado dell’ingratitudine. È molto commovente il rimprovero del loro genitore  in una scena successiva del racconto scenico; si abbassano le luci è parte un discorso dirompente; uno di quei discorsi che assai raramente ammette repliche è che ferisce l’animo. Animo dei figli che è appena scalfito; si decide, non in uno ospizio come sembra in un primo momento, di affidarsi  ad una badante; ruolo affidato a Gisa Russo. È un inevitabile colpo di scena; la badante scelta, dopo alterne vicende, si comprederà, non è una qualunque, si dia il caso che sia una nipote di Michele Coppeta. Una badante che è figlia di Ennio uno dei figli del protagonista nata da una relazione con una donna polacca! Michele Coppeta non sapeva di esser il nonno della sua badante; un imprevisto che da un moto dell’animo e che è reso come tale sulla scena. In precedenza due apparizioni, surreali, avevano riempito la scena: delle figure angeliche che accompagnavano la moglie defunta. Ancora un imprevisto uno dei nipotini di Michele il protagonista della vicenda è finito, a seguito di un incidente in ospedale; ha bisogno di sangue di un gruppo raro: sarà la sua sorella, proprio la badante a provvedere in tal senso in quanto appartenente allo stesso gruppo familiare; in breve gli salverà la vita. A questo punto del racconto ci sia accorge che la vicenda non è mai avvenuta sia nel tempo che nello spazio; torna il tutto al punto iniziale: era stato solo un brutto sogno; i figli sono del tutto affettuosi; proprio il contrario del sogno: il compagno Arturo, la badante, il nipotino, nel sogno già adulto e cresciuto, la nipotina grave in ospedale; tutto svanito, evaporato nell’inconsistente, nel nulla assoluto ! la moglie Amalia più che mai viva è in ottima salute, uno dei personaggi completamente sordo nel sogno, interpretato da Antonio Alfano, ci sente invece benissimo. Si festeggia il compleanno di Michele che ha avuto un incubo; s’era addormentato per un riposino oltre orario consono.  Il tutto è svanito come il vento; una riflessione è, in ogni caso è rimasta:  il sogno fa riflettere sulla condizione delle persone anziane e sulla loro solitudine: a tal proposito la rappresentazione si completa con il calare si uno schermo in scena, già in precedenza predisposto, sul quale  si proiettano alcune immagini significative sulle note di una canzone di Daniel Diletto dal titolo : “’O VIECCHIO CU’ ‘O BASTONE. Definiscono inoltre il quadro degli attori: Laura Alaia, Michela Russo, Giovanni Vario, Mario Corcione, Ciro Mascolo, Anna Mugnano, Antonio Razzano, Alice Grandi, Aniello Mugnano Luigi Sica, Anna Costantino e infine Federico Natale quest’ultimo svolge l’attività di pittore; suo un quadro che è stato predisposto in scena rappresentante un paesaggio.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.