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Saviano – Teatro Auditorium – Rassegna teatrale XIII edizione – “CRAVATTARI” di Fortunato Calvino.

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Saviano – “Cravattari” è il primo testo teatrale ad aver affrontato, in scena, la piaga grave dell’usura, un fenomeno che negli  anni 90 inizia ad ampliarsi nel Mezzogiorno d’Italia. Nell’ambito della Rassegna teatrale Città di Saviano;  In scena “ Cravattari” di  Fortunato Calvino ad opera del gruppo teatrale “ Destinazione Ostinata e Contraria”, associazione proveniente da Ottaviano, per la regia di Ciro Ruoppo. Era presente, in via eccezionale, tra il pubblico, l’autore. Grande Consenso unanime di pubblico per l’evento che ha seguito con particolare interesse e riflessiva considerazione. Sul palcoscenico uno  status psicologico delle vittime che passano dalla disperazione alla condizione di vinti. Un divenire della dimensione esistenziale dell’opera teatrale: l’opera è datata 1994 dal drammaturgo e regista napoletano Fortunato Calvino; una realtà drammaticamente attuale anche se leggi in materia sono intervenute in maniera incisiva cercando di arginare il fenomeno. È l’usura il tema dominante del racconto, ma in “ Cravattari” si rispecchia anche un universo di decomposizione e prevaricazione; quello degli affari della malavita, quello degli strozzini definiti come recita il titolo dell’opera, metaforicamente “cravattari”. In “Cravattari” rivive, nell’epilogo del racconto scenico,  la Napoli “sotterranea”, per meglio dire la città sotterranea simile ai bassifondi di Parigi. Una citta sovrapposta; una vive   nella parte inferiore; quella sì  che un tempo fu un bacino per la raccolta dell’acqua; una serie di pozzi scavati nei pavimenti delle abitazioni, e quella che durante la seconda guerra mondiale funzionò da ricovero ma anche luogo surreale di rifugio da una realtà amara. Un luogo irrazionale dove il silenzio è sinonimo di memoria, trafitto appena dalla luce solare. La crescente richiesta di interessi spinge i debitori ad autodistruggersi un itinerario che spinge verso il degrado dell’anima prima ancora  dell’ ente materiale. Un degrado anche psicologico, morale oltre che ovviamente  economico. In scena fa da sfondo le vicissitudini economiche di una famiglia che, per sfuggire ai suoi vessatori, sarà costretta a vendere perfino la casa per poi trovare protezione nel grembo materno della città sotterranea. Accompagna la recitazione un senso di buio  dove c’è il vuoto la quiete inquietante e qualche fascio di luce ottenuto con accorgimenti tecnici; L’autore afferma che nel suo lavoro convivono due città contrapposte:  la Napoli “del sopra”, quella che tutti conoscono, e la Napoli “sotterranea”, quella della solidarietà reciproca che egli stesso descrive così come gli è stata raccontata dai genitori. Due entità:  l’azione senza scrupoli dei malavitosi, individuato, visibilmente, dal personaggio di Assunta, dall’altra il dramma dei vinti che spinti dalla costernazione si convincono, sanno di aver  perso, risolutivamente, la propria dignità. Colpisce il personaggio di Assunta per la sua  evidenza, per la sua  scelleratezza, un’usuraia che non da niente per niente! dall’altro la semplicità, la bellezza sbiadita e non abbattuta del tutto di Rosa e la sgomento dei suoi genitori. È evidente che in simili condizioni, paradossalmente integrativi, la realtà scenica è abitata da personaggi-fantasma sospesi tra la vita reale e il mondo fantastico.  La dualità narrativa, che tramite lo stratagemma scenico del cambio di luce produce un andamento spazio-temporale variabile:  la trama prende avvio quando una signora fa un sopraluogo per un appartamento da affittare; subito prima, simbolicamente dei personaggi, quasi fantasmi irreali, sono affranti, accanto a dei ceri accesi. Una luce fioca che misteriosamente accede, introduce,  al racconto su le note di alcune canzoni di Enzo Avitabile. Un rumore martellante, a ritmi alterni, accompagna la scena; quasi un battito cardiaco dirompente, cadenzato, inquietante,  sostituito, allocche si descrive la città sotterranea, da un rumore di acqua cadente, lontano,  e che gocciola molto lentamente per poi ricadere nell’acqua stessa. il personaggio di Rosa, protagonista della commedia, narra gli eventi; un racconto scenico, cronologicamente, a ritroso nel tempo. Una considerazione emerge: si potrebbe  cancellare anche la storia di un’intera famiglia; è ciò che accade ai personaggi, legati agli eventi attraverso fili impercettibili e riaffiorano le schegge di una vita vissuta con la paura dei vivi. Molte negatività presentate in una storia verosimile: Il Personaggio di Rosa; una vittima, costretta con l’inganno alla prostituzione dopo una serie di eventi; sua madre vittima suicida; suo padre spinto verso una follia dilagante! L’Autore, comincia la sua attività nel 1978 come realizzatore di cortometraggi. Con Cravattari, Calvino descrive il dramma dell’usura che soffoca l’economia ma anche il vissuto esistenziale. In scena la Napoli del decadimento, l’esclusione, l’arroganza della camorra, con altre tematiche di forte fervore sociale. L’autore ha inoltre curato la traduzione in lingua napoletana de La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca. L’opera portata in scena ha ricevuto, come altre opere dell’autore, diversi premi:  il Premio Giuseppe Fava 1995, Premio Girulà 1996 e infine il Premio Speciale Giancarlo Siani 1997. Meritano citazione i cinque attori che hanno portato in scena l’opera: Rossella Guerra, Ciro Giaquinto, Eleonora Flauto, Tania Giugliano e infine Carmen Nappo.

Antonio Romano

 

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