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Saviano – Teatro Auditorium – Sul Palcoscenico il gruppo teatrale “Onda Verde” “Impegno sul territorio” con “Lo spione della scala C” alla rassegna teatrale XII edizione

Un esempio di teatro che è stato tradotto, rappresentato, teletrasmesso in diverse nazioni europee ma anche in Argentina, Brasile, Messico, Stati Uniti d’America.

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Saviano –  La commedia, l’opera è datata 1987,  è una storia di una famiglia che vive la sua quotidianità con l’arte di arrangiarsi giorno per giorno, in uno squallido appartamento. Sul palcoscenico la compagnia  teatrale “ Onda Verde”  “Impegno sul territorio” che ha presentato “Lo spione della scala C” di Samy Fayad. L’autore Fayad, scomparso a Napoli nel 1999 è stato uno  scrittore teatrale e radiofonico nonché giornalista; era nato a Parigi nel 1925, da genitori libanesi.  Nelle molte commedie, Samy Fayad utilizza quella consistenza, intrinseca e riservata carica, secondo alcuni, di umorismo forse di stampo più anglosassone. Il suo repertorio, ampio ed originale, ha intonazioni e contrassegni tipici collocati sulla costante del più valido umorismo. A Napoli, ha comunque trovato nella cultura partenopea  un qualcosa di  produttivo per i personaggi, l’ispirazione delle sue commedie.

La trama di quanto portato in scena: Un calendario attaccato ad una parete riporta la data del 14 agosto. Fa un caldo rovente, molto caldo! e i personaggi si dibattano in un clima soffocante; le ore della giornata scorrono lentamente. Nel palazzo dove è ambientata la vicenda, c’è un clima di quiete, sono andati tutti in vacanza, per celebrare anche il giorno di ferragosto. È rimasta solo la famiglia dell’avvocato De Rosa; la cui avvenente, attraente  moglie prende il sole sul terrazzo in abiti molto succinti, leggeri. Uno dei protagonisti della vicenda, ruolo affidato ad Alessandro Tafuto,  non disdegna di sopravvivere grazie a qualche mezzo illegale; la fabbricazione di biglietti falsi di monete; rispettivamente biglietti da mille e da cinquecento lire. Inoltre utilizza altri componenti della famiglia per dei propri modelli per delle cartoline e per delle facce, dei volti  umani, da riprodurre sui suoi biglietti falsi. Si considera sì un grande artista! È un falsario, si nota subito, molto sprovveduto; spesso commetti errori grammaticali nello scrivere a mezzo stampa fai da te, lo stampato standard  sulle banconote. Il padrone di casa, un certo “Sardacchione “ interpretato da Francesco Perretta,  si definisce un agente segreto; ma è poco credibile nei modi e nell’atteggiamento, rincasa spesso vestito da frate con tanto di vistosa  barba finta, chissà per quale altra sua trovata poco lecita e molto ma molto sospetta. In un momento di aggrovigliata conversazione con una certa signora, ruolo affidato a Lucia De Vito, troverà modo di consigliare a quest’ultima, di giocare dei numeri a lotto; una quaterna che incredibilmente sarà estratta puntualmente nel giorno opportuno!

In realtà, come recita il titolo dalle commedia, il protagonista è solo uno spione, e passa il tempo a guardare fuori dalla finestra e da un porta che immette su di un balcone, con suo binocolo. Un modo come un altro per sopravvivere alla misera condizione familiare; le informazioni che riesce a cogliere sono poi trasmesse via radio, a chi di dovere. A completare il quadro di questa bella famigliola c’è Aurelio, il nonno di casa; invalido e caratteristico vecchietto interpretato da Napolitano Luigi. Tre riproduzioni di uomini che hanno fatto dell’arte dell’arrangiarsi un’ espressione di vitae di sopravvivenza. Le loro compagne sono spesso gelose  trasmettendo note di comicità alla narrazione. Tra una vicenda e l’altra entra in scena l’avvocato De Rosa, interpretato da Felice Romano, speso armato di un fucile di precisone a distanza; per intenderci munito di cannocchiale con mirino; un  uomo piuttosto neurolabile, marito adirato verso la sua giovane moglie. È continuamente, quest’ultimo, morso dalla gelosia perché al sua compagna di vita, viene osservata a distanza,  come crede e non a torto, con il binocolo dal suo dirimpettaio. A complicare il tutto si parla spesso di un sedicente “cinese”.

In realtà  proviene da un paese come Torre Annunziata dove è un riciclatore di merce varia; è già noto alle forse di polizia! E non è per niente cinese!  Tutta la vicenda è oggetto delle indagini di un giovane brigadiere che s’introduce, segretamente, nell’appartamento. Nota un furto di corrente elettrica, da un vicino lampione,  come primo impatto e poi tutta una serie di indizi, dei sacchetti posizionati vicino agli infissi, quasi una sorta di trincea ad uso militare, e inoltre l’involucro che contiene un pianoforte arrivato in quel luogo per corrispondenza e portato nel palazzo grazie alla notevole fatica di alcuni facchini. Un inverosimile emisterioso finale si avvera: un messaggio è trasmesso via radio per errore riporta una citazione, un esclamazione per ben tre volte. Un messaggio che rischia di essere, nel suo codice segreto,  scambiato per l’inizio  di una devastante guerra, d’ordine nucleare addirittura! La cosa si eviterà! si troverà il modo con un contrordine tramesso, in modo più che rapido,  via radio da “Cervo” a “Giraffa”; questi i simpatici nomi, cifrati, dei due interlocutori. Quello che non si riesce ad evitare è la maniera  di aggiustare l’intera vicenda: finirà non molto bene per uno dei  protagonisti costretto a render conto della sua azione alle forze di polizia. In conclusione una delle opere del teatro di Fayad che è stato portato in scena, con grande successo, anche da alcuni noti attori.

Un esempio di teatro che è stato tradotto, rappresentato, teletrasmesso in diverse nazioni europee ma anche in Argentina, Brasile, Messico, Stati Uniti d’America. Completano, in quest’opera proposta al teatro savianese, il quadro degli attori: Umberto Franzese, Sabatino Franzese, Antonio Di Mauro, Tommaso Cipollaro che interpreta “il cinese”, Di Nardo Marianna, Maria lucia Nusco, Lidia De Lucia, e infine Gioia De Lucia che interpreta la signora che, mediate binocolo, è oggetto di sguardi indiscreti sul suo terrazzo in quella più che calda giornata estiva.

Antonio Romano

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