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Scatta foto hot a baby modelle per la tv, fotografo condannato a 11 anni

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Roma, 18 set. – Undici anni e mezzo di reclusione, 50mila euro di multa e risarcimento alle tre persone offese con una provvisionale di complessivi 9mila euro: e’ la condanna che il gup Monica Ciancio ha inflitto, al termine del giudizio con rito abbreviato, al 52enne Furio Fusco, fotografo e titolare di un’agenzia per modelle in piazza Bologna arrestato nel luglio dello scorso anno per adescamento di minorenni, prostituzione minorile e possesso di materiale pornografico. Il giudice ha disposto la confisca e la distruzione di tutto il materiale fotografico, e per la prima volta in Italia anche di quello in possesso dei difensori, come sollecitato dalla procura.

Non solo, ma le macchine fotografiche e le apparecchiature di cui si serviva Fusco per il suo lavoro saranno destinate alla quarta sezione del Nucleo Investigativo dei carabinieri che hanno svolto le indagini. Su Fusco, infine, grava la revoca dell’autorizzazione ad esercitare e gestire l’attivita’ di fotografo. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristina Macchiusi, che avevano chiesto per l’imputato una condanna a 16 anni e 4 mesi di carcere, avrebbero voluto anche la confisca di due suoi appartamenti. Il giudice Ciancio, pero’, non e’ stata dello stesso avviso. Stando all’ipotesi accusatoria, Fusco era solito promettere alle ragazze, alcune anche di eta’ inferiore ai 14 anni, un futuro nel mondo della televisione e della moda. Cosi’ le induceva a partecipare a sedute fotografiche ose’.

A confermare quanto contestato dagli investigatori e dalla procura e’ stato il corposo materiale oggetto di sequestro e, soprattutto, le dichiarazioni di diverse ragazze che al processo si sono costituite parte civile e che hanno raccontato di aver subito atti sessuali (palpeggiamenti) contro la propria volonta’ durante le sedute fotografiche. “La sentenza, sicuramente innovativa per le pene accessorie che sono state disposte – hanno confermato gli avvocati Rossella Benedetti e Maria Teresa Manente di Differenza Donna -, segna la condanna della cultura misogena che mistifica l’emancipazione delle adolescenti con la loro riduzione ad un mero oggetto sessuale”.

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