Agostino Pronestì ha portato il suo certificato medico, rilasciato dall’ospedale, reparto di Ortopedia. Recita: contusione all’avambraccio sinistro, prescritti 4-5 giorni di riposo. L’ha messo sul tavolo ove erano i relatori della conferenza stampa di giovedì indetta dal Comitato No Tav, in seguito ai fatti occorsi nella giornata di ieri, mercoledì, ad Arquata Scrivia, nei boschi di Moriassi, a Crenna di Gavi.
Ci sono Rainero Cantagalli, Eugenio Spineto, Gianfranco Marchesotti. Ci sono le loro perplessità: “Quella che abbiamo vissuto ieri-dicono- è stata una esperienza sconvolgente. Avevamo partecipato ad altre manifestazioni ma ieri è stata una giornata di una violenza gratuita. E dietro alle forze dell’ordine, alla Polizia in assetto antisommossa, c’era colui che aveva teorizzato gli espropri umani. Certo se si vuole far rispettare l’ordine pubblico ci sono altri modi ma ieri è stata una prova di forza, voluta e cercata, contro un Movimento, quello dei No Tav, che da due anni si oppone alla realizzazione del Terzo Valico. E che continuerà a farlo.”
Una giornata, che secondo i No Tav è stata contro uomini, donne, giovani che manifestavano, cantando, lanciando slogan, ed un silenzio.
“Il silenzio assordante della politica-dice Rainero Cantagalli-di coloro cioè che hanno deciso di fare il Terzo Valico e se trovano opposizione cercano aiuto nella Polizia e nei Carabinieri e se non basta anche nella Magistratura.”
Parole pesanti. Parole come macigni. Espressioni eloquenti.
Dice Gianfranco Marchesotti, una vita spesa nel sindacato, alla Camera del Lavoro, con esperienza di altre battaglie, di altre lotte, per il lavoro, per i diritti dei lavoratori: “Certo ci aspettavamo una giornata pesante – dice – ma non quello che è successo ieri. Noi a volto scoperto, a mani nude. Loro, le forze dell’ordine, Polizia e Carabinieri, sono venuti con dodici blindati, con uno schieramento imponente, in perfetto assetto anti sommossa. Nel bosco di Moriassi hanno usato dei lacrimogeni, li hanno usati nel bosco, vicino alle case, case abitate.” Fiumi di parole. Denunce di una situazione incredibile.
Dice Eugenio Spineto: “Consideriamo la giornata di ieri positiva, l’intenzione da parte del Cociv era quella di portare a termine otto espropri, da un punto di vista tecnico, di come cioè devono essere condotti, ne è stato realizzato solo uno, a Pozzolo. Ad Arquata, a Moriassi, alla Crenna, si sono limitati a fotografare, da lontano, il terreno da espropriare. Non hanno messo, i delegati, quelli autorizzati a compiere l’atto, i piedi sui campi e non hanno parlato con i proprietari dei terreni. Ad Arquata un terreno è stato fatto espropriare da una persona che stava, in quel momento, nel Comune di Serravalle. Gli espropri, da un punto di vista formale e legale, non ci sono stati. Aspettiamo che il Cociv dica che sono regolari. Noi abbiamo già sentito i nostri avvocati e, nel caso, effettueremo ricorso al Tar. Però, ripeto, da un punto di vista giuridico gli espropri non sono stati fatti.”
Quelli del Comitato No Tav non hanno alcuna intenzione di arrendersi, di piegarsi. Non considerano la battaglia contro il Terzo Valico persa. Vogliono parlare con la gente. Spiegare. Spiegare perchè, secondo loro, l’opera non si deve fare. E, per questo, domenica 30 agosto verrà organizzata una fiaccolata ad Arquata con ritrovo alle ore 20.30 in Piazza Santo Bertelli. A seguire concerto degli ZamDè. E con gli abitanti della zona che si chiedono: perchè il Cociv ed Rfi, carte alla mano, non indicono assemblee pubbliche per spiegare l’opera? Presentando una risposta per tutto, una analisi costi e benefici della tratta, il famoso protocollo amianto, la questione del possibile inaridimento delle sorgenti?

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