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Scontro Alfano-Cav, poi e’ ok a primarie

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Seduti uno accanto all’altro in conferenza stampa, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano tentano difornire un’immagine diversa rispetto ad un pomeriggio in cui a dominare la scena, nell’ufficio di presidenza del Pdl riunito per oltre cinque ore a palazzo Grazioli, è stato il gelo tra il Cavaliere ed il segretario. Certo, Alfano può cantare vittoria avendo ottenuto il sì ufficiale alle primarie, ma l’ex premier fino all’ultimo non ha fatto nulla per nascondere il suo assoluto scetticismo per una formula mai condivisa. Fosse stato per il Cavaliere la scelta del futuro leader sarebbe dovuta avvenire attraverso una consultazione degli iscritti al Pdl tramite call center, in modo da chiudere la partita in “10-15 giorni”.
d invece a prevalere è stata la linea di un modello americano con assemblee in ogni regione e alla fine una grande convention. La sensazione ormai, nonostante lui stesso smentisca, è che Berlusconi stia pensando ad altro. Anche se mette in chiaro di non pensare ad una sua lista e si affretta a prendere le distanze da Gianpiero Samorì, imprenditore modenese che in molti vorrebbero come una delle ‘sorprese’ che il Cavaliere ha pronte per lanciare un progetto diverso rispetto al Pdl. Nonostante la lunga riunione si chiuda con Berlusconi che davanti alle telecamere conferma la decisione di andare avanti con le primarie, in cui tra l’altro si voterà anche il nuovo nome del Pdl, la tensione resta. Che sarebbe stata una riunione molto difficile lo aveva preannunciato Roberto Formigoni mettendo in chiaro che si “sarebbe andati ad oltranza” per arrivare comunque ad una decisione. Il ritardo poi a palazzo Grazioli di tutti gli ex An la dice lunga sui malumori. Gli ex aennini infatti si erano precedentemente incontrati decidendo di essere pronti a dare battaglia nel caso le decisioni fossero state diverse rispetto a quelle concordate. Lo sfaldamento all’interno del gruppo dirigente viene evidenziato da Sandro Bondi, che chiede “le dimissioni di tutto lo stato maggiore”, e la decisione di rimetter il mandato di due azzurri della prima ora come il tesoriere Rocco Crimi, (l’uomo che nel 94 teneva i conti di Fi) e Michaela Biancofiore.
Ma, a sorprendere i presenti radunati a palazzo Grazioli, è il duello, con toni molto ruvidi, tra il Cavaliere e l’ex Guardasigilli. L’ex premier è tranchant: “Bisogna cambiare tutto” è la premessa del suo intervento “serve un grande choc”. Ma, sono soprattutto due i passaggi che fanno scendere il gelo nella sala con i dirigenti che si guardano l’uno con l’altro: “Ci vuole un Berlusconi del 94” dice lo stesso Cavaliere e poi il nuovo affondo: “Le primarie non sono salvifiche” anzi, “i sondaggi commissionati non sono per niente buoni”. Insomma, una apparente sconfessione di Alfano che però questa volta decide di non lasciar correre e passa al contrattacco: “Mi assumo la responsabilità delle primarie, farle è una questione di serietà”. Il segretario fa capire anche di essere pronto a rimettere il suo mandato: “Oggi dobbiamo prendere una decisione – avverte – altrimenti saremo ‘barzellettati’ ed io non ci sto”.
Alfano va oltre e mette in chiaro che un Berlusconi targato 1994 non c’é per cui “o scegliamo tra noi” oppure, dice direttamente all’ex premier, “decidi se tornare in campo”. La stilettata finale arriva quando l’ex Guardasigilli fa capire che l’intenzione del partito non è quella di inseguire “gelatai o ex presidenti di Confindustria che nei sondaggi prendono meni di noi”: parole che fanno venire in mente il fondatore dei gelati Grom, uno degli uomini a cui il Cavaliere aveva pensato per la sua lista di imprenditori. Di fronte alla richiesta di Alfano e della maggioranza del partito di procedere con le primarie, Berlusconi alla fine si convince ed arriva quel sì ufficiale, anche se per i più attenti osservatori tirato per il collo, che tutti attendevano. Un assenso non privo di sorprese come la decisione di andare in tv e la promessa che da oggi è finito il silenzio dietro cui si é trincerato per mesi.

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