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Seminario “Ansia, fobie e attacchi di panico” al Palazzo Allocca

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Chiudete gli occhi… percepite il corpo.

La testa…

Le spalle…

Le braccia…

Le gambe…

Quando vi sentite pronti, potete aprirli.”

 

Nessuno dei presenti si è sentito immediatamente pronto ad aprire di nuovo gli occhi.

Ognuno di noi stava bene in quella dimensione individuale di pace e di equilibrio creatasi… e stava bene perché, per una volta, stava con se stesso; in fondo noi, presi dalle tante cose, a stare con noi stessi non è che siamo poi così abituati.

Ad ogni modo, l’esperimento era finito. Dovevamo aprire gli occhi e tornare alla realtà, ricordarci dov’eravamo e cosa stavamo facendo.

Palazzo Allocca, Saviano, mercoledì 18 novembre 2015.

La scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt e Analisi Transazionale di Napoli (IGAT) è venuta da noi per svolgere un seminario su “Ansia, fobie e attacchi di panico”.

Eravamo disposti in un cerchio molto ampio, circondati da persone curiose che volevano saperne di più o da persone direttamente coinvolte in questo tipo di esperienza.

In un clima serafico e piacevole ha introdotto il seminario il direttore dell’IGAT, Antonio Ferrara, che ci ha parlato della filosofia della Gestalt basata sul principio di hic et nunc(qui ed ora), ovverosia lo spirito di vivere la condizione del presente solo e soltanto con la propria testa, accogliere e rielaborare tutto ciò che – nel bene o nel male – ci capita.

Successivamente hanno preso la parola due docenti e collaboratrici, le quali ci hanno fatto prima un resoconto teorico incentrato sull’ansia – che può essere di tipo fisiologico (occasionale, dovuto a cause specifiche) o di tipo patologico (un vero e proprio disturbo che si manifesta in ansia generalizzata, fobie – specifiche e/o sociali –  o  attacchi di panico) – dopodiché ci hanno fatto entrare nel vivo della questione sottoponendoci a vari “esperimenti”.

Il primo – quello di cui parlavo all’inizio – includeva un invito alla percezione di tutto il corpo, prima nelle singole parti e poi nella sua totalità, e prevedeva di prestare attenzione al respiro e di soffermarci sulle parti in tensione; il secondo si svolgeva a coppie, dove un componente dichiarava la sua fobia e l’altro personificava quella stessa paura. Seguiva un dialogo in cui l’uno attaccava il partner (fobia) e quest’ultimo rispondeva. Infine, abbiamo scritto su di un foglio un nostro progetto che attualmente non riusciamo a portare a termine,con il relativo “sabotaggio” – cioè la causa, o più comunemente la scusa, che non ci permette di realizzarlo – , e abbiamo dichiarato l’impegno di perseguirlo.

Sono venuti fuorispunti particolari e interessanti da ognuno di questi.

Nel primo, ad esempio, una partecipante che aveva combattuto (e vinto) la lotta contro un cancro al seno ha visto/immaginato il petto ed il braccio di colore scuro rispetto al resto del corpo (bianco). Nel secondo c’è stato un caso in cui si è passati dalla consapevolezza di una fobia (tunnel) all’apprendimento di una nuova fobia della quale non si aveva conoscenza (difficoltà nel dare fiducia al prossimo). Per finire, nel terzo esperimento, un ragazzo amante della musica e in particolar modo della chitarra che non suonava ormai da tempo si è ripromesso di riprendere a suonare, prefiggendosi come termineil giorno in cui dovrà farela serenata alla fidanzata che sarà, il prossimo anno, sua moglie; un altro ha dichiarato il suo impegno di trovare il coraggio di corteggiare la ragazza di cui è innamorato e una donna ha deciso di trovare la forza per andare in terapia poiché sono anni che rimandava e si “sabotava”.

 

Lo scopo di ogni azione e di ogni esperienza alla fine, dovrebbe essere sempre questo: cambiare, evolversi, arricchirsi. Hic et nunc.

 

 

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