“L’uomo ideale è quello che non fa colazione e il lavoro va cambiato dopo un po’, cosa possibile in Inghilterra ma meno in Italia. La magistratura è un dovere verso la nazione in Gran Bretagna ma non candidatemi a presidente, per quello devo invecchiare ancora un po’ ma intanto vi racconto di strane coincidenze d’amore.

Sono una cuoca pasticciona. Dimentico sempre qualche cosa, parlo al telefono e sogno”.

Così la scrittrice ed ex giudice inglese Simonetta Agnello Hornby ai microfoni di radio Club 912 nel programma “I Radioattivi” condotto da Ettore Petraroli e Rosario Verde. “Avevo appena preso la licenza liceale quando sono partita dalla Sicilia e come regalo i miei genitori mi hanno spedito all’estero. Io avevo chiesto Parigi ma mio padre si oppose perché non gli piacevano gli uomini francesi. Meglio Cambridge, disse, perché gli inglesi non si interessano alle donne.

Papà, siciliano iperprotettivo però non ha avuto ragione perché alla fine ho sposato un inglese. Sono diventata avvocato a 28 anni dopo esser tornata dall’Africa dove vivevo con mio marito, incinta e dopo la nascita dei miei due bambini ho ripreso a studiare e sono diventato avvocato inglese ossia sollicitors. Avevo solo una laurea in giurisprudenza presa a Palermo e poi visto che in Inghilterra non è prevista una carriera di magistrato ma gli avvocati di un certo prestigio, gente che tiene alla professione.

Ho fatto la domanda per diventare giudice part time anche se si viene pagati meno di quanto si guadagna come avvocato ma è un considerato quasi un dovere verso la nazione. E io l’ho fatto per otto anni poi basta. In Inghilterra funziona come tante cose sballate ma in Italia sarebbe impensabile. Da giudice part time sono poi diventata scrittrice a tempo pieno. Ma non mi diverto di più. Anzi il lavoro più bello che ho fatto è quello di avvocato: rappresentare la gente in tribunale è splendido.

Io credo nel diritto. Però come tutti i lavori non si può fare sempre, per tutta la vita ed ho pensato di lasciarlo circa 15 anni fa senza prevedere di diventare scrittrice. Lo so che la disoccupazione non ci consente spesso di fare queste valutazioni ma dopo 30 anni dello stesso lavoro sei stanco. Non lo fai più bene e poi certi lavori hanno bisogno di una mente fresca, di un corpo agile e sano e io ho visto tanti avvocati un tempo bravi che non lo erano più e i clienti non lo sapevano. Poi in un aeroporto mi è venuta l’idea de “La mennulara”, il mio primo libro, il 2 sett del 2000 e da lì sono diventata scrittrice. La possiamo candidare a presidente del consiglio ? Devo invecchiare ancora di più (ho 69 anni)”.

Nel pranzo di Mosè, il libro appena uscito rievoca la casa della madre in Sicilia, quasi distrutta da una bomba durante la guerra. “Ma mio padre appena la vide se ne innamoro e da allora ci abbiamo trascorso tutte le estati con tutti i parenti e arredata con tutti i mobili dei parenti perché era vuota. Quindi è diventata una specie di museo familiare perché ci sono cose che vengono da tutta la famiglia e da amici. E’ amatissima da tutti noi. E mamma e zia Teresa erano le migliori padrone di casa e le migliori mamme. E’ un libro per gli uomini perché il cuoco migliore delle ricette contenute nel libro è proprio mio cugino Silvano.

Sono una cuoca pasticciona. Dimentico sempre qualche cosa, parlo al telefono, sogno, penso per cui no si mangia male a casa mia ma si mangia meglio a casa di mia sorella e a casa di mio cugino. La colazione giusta è caffè bollente amaro e basta. Gli inglesi invece non ne vogliono sapere. Solo mio marito non faceva colazione per niente, perciò era una meraviglia, un matrimonio nato bene, l’uomo ideale. Vado spesso in Sicilia. Perché è la mia terra.

La Sicilia non la trovo sempre al Sud. C’è una bella gioventù siciliana. Quella che va via, che studia e che ritorna per far cose belle in Sicilia. C’è anche tanta disperazione nella mia terra ma come in tutta Italia. Noi però abbiamo due disgrazie: tutti i problemi dell’Italia più la mafia.

Francesca Cicatellli

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