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Un sms per le mamme: la storia di Jaspreet salvata da Arché

M.M. PER RADIO PIAZZA NEWSFino al 5 ottobre è possibile aiutare mamme e bimbi in difficoltà con un semplice sms solidale. Con il tuo aiuto, le donne come Jaspreet, sposata con un italiano che l’ha abbandonata, possono ritrovare finalmente la speranza

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Ci sono madri e figli con storie difficili alle spalle, fatte di disagio psichico e abbandoni, di mariti e padri violenti, di alcol e droghe, di fughe dalla povertà e da Paesi in guerra. L’obiettivo della Onlus milanese Arché è dar loro una mano per affrontare assieme il lungo percorso verso l’autonomia e il reinserimento sociale. Qui i nuclei mamma-bambino condividono una quotidianità in tutto simile a quella di tante famiglie “normali”: la sveglia al mattino, il tragitto a scuola o al lavoro, le faccende domestiche, i pasti, i giochi, gli amici, i pianti, le coccole, le favole prima di addormentarsi.

Per continuare a tenere aperta la Fondazione, però, occorrono risorse finanziarie. Per questo, fino al 5 ottobre Arché lancia una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi con un SMS solidale al 45505 (il valore della donazione è di 2 euro da cellulari personali TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca, oppure è possibile donare 2 euro telefonando allo stesso numero da rete fissa TeleTu e TWT o 2 o 5 euro da rete fissa Telecom Italia e Fastweb). Denaro ben donato. Parola di Jaspreet, un’indiana di 35 anni arrivata in Italia per inseguire l’amore per un uomo, un italiano che le ha mentito e le ha fatto perdere tutto. Adesso, grazie ad Arché, ha ritrovato di nuovo la speranza. Ecco la sua testimonianza.

Qual è attualmente la situazione delle donne in India?
«Le donne in India sono generalmente subordinate agli uomini in quasi ogni aspetto della vita, quella indiana è infatti una società rigidamente patriarcale. Le ragioni delle discriminazioni in India sono attribuibili a tabù sociali, superstizioni e a un atteggiamento sprezzante nei confronti della figura femminile. Come tutte le ragazze ho dovuto sottomettermi alle regole sociali come, ad esempio, non avere amici maschi e uscire solo con donne. In India, inoltre, i genitori scelgono il marito per le loro figlie, ma io mi sono opposta a questa regola e ho sposato un uomo non accettato dai miei genitori perché italiano. Da quel momento il rapporto con loro, un tempo molto buono, si è complicato perché non hanno accettato la mia nuova famiglia».

Perché ha deciso di partire per l’Italia?
«Purtroppo il mio compagno si è rivelato un tossicodipendente e spacciatore, violento e con problemi psichiatrici. Sono stata abbandonata da lui e ripudiata dalla mia famiglia e mi sono ritrovata sola. Sola, ma con mia figlia. Ho deciso quindi di venire in Italia, anche perché è il paese della mia bambina, che, riconosciuta dal padre, ha perso la cittadinanza indiana in favore di quella italiana. Lei è rimasta contenta della mia decisione. È ancora piccola, ha solo 5 anni, a questa età quello di cui hanno bisogno i bambini è soprattutto stare con la loro mamma».

Come è cambiata la sua vita e quella della sua bambina da quando siete state accolte nella Casa d’Accoglienza Archè?
«Sono partita per l’Italia senza un vero piano o idee precise. Credo fosse destino che arrivassi qui. Ora le cose sono complicate e confuse ma, grazie a Dio, in questo momento difficile, ho ricevuto aiuto da Arché. Grazie alla possibilità che mi è stata data di restare con lei nella Casa di accoglienza il rapporto con mia figlia adesso è buono e sereno. Ci sentiamo aiutate e protette».

Cosa spera per il suo futuro e per quello di sua figlia?
«Sinceramente non ho idea di come sarà il nostro futuro qui perché so che è molto difficile trovare un lavoro. Sono un’estetista e mi piacerebbe poter esercitare la mia professione ma mi rendo conto che non è facile… Speriamo di essere fortunate

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