Quotidiano di informazione campano

SOLO IL DIALOGO RISOLLEVERÁ LA NOSTRA TERRA

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Carissimi amici,
negli ultimi giorni sono rimasto scosso dalle immagini e dalle parole che hanno riguardato il polo industriale di Pomigliano dArco, in particolare mi ha colpito la dura e aspra polemica riguardante il futuro del progetto Fabbrica Italia e dello stabilimento Fiat della città. Seguo la vicenda da anni, in buona sostanza sin dal mio insediamento come vescovo di Nola, e spesso ho ritenuto doveroso intervenire per proporre a tutti e a ciascuno un patrimonio condiviso di valori e priorità:
– il lavoro è un bene di tutti: di chi lo cerca, di chi lo ottiene, di chi lo difende, di chi lo offre in qualità di imprenditore o manager, perciò vecchie contrapposizioni di classe rischiano solo di generare una paradossale guerra fra poveri, con un contorno inquietante di confusione e disarmanti nostalgie ideologiche; qualsiasi soluzione a problemi strutturali o contingenti passa attraverso il dialogo serrato, continuo, senza stereotipi e senza pregiudizi, senza ricatti e senza dispetti, tra tutti coloro che vogliono offrire a Pomigliano, e alle migliaia di lavoratori dellindotto, una prospettiva dignitosa e solida di buona vita.
Su questi due principi ho impostato tutti i miei interventi riguardanti lavoro e crisi economica. Ora però avverto unesigenza nuova e forte: chiedere a tutti (azienda, sindacati e singoli lavoratori, ma anche a istituzioni locali, sacerdoti e comunità parrocchiali) un forte senso di responsabilità. Molto spesso ho avuto la possibilità di parlare privatamente con tutte le parti coinvolte nella vicenda-Fiat, e ho sempre avvertito una forte disponibilità a cercare e trovare soluzioni condivise. Una disponibilità che però troppo spesso sparisce di fronte alle telecamere o ai taccuini dei giornalisti, o che viene negata da algidi comunicati stampa in cui la vita dei lavoratori viene paragonata a pani e pesci da barattare al mercato.
Temo molto questo chiasso mediatico, temo il fatto che in tanti, troppi, su Pomigliano stiano giocando una loro partita più grande, che passa sopra la testa della città e dei lavoratori. Imploro perciò un passo indietro di chi sinora si è esposto sul fronte della guerra senza feriti, imploro il ritorno ad un confronto civile, profondo e costruttivo che abbia come perno il lavoro e i lavoratori. Le legittime partite politiche-economiche, che mi sembra facciano da sfondo a tante dichiarazioni delle parti coinvolte, non si possono giocare sulla pelle di una città e di una comunità. Non è giusto che Pomigliano diventi la cavia di disegni che nulla hanno a che fare con il dramma locale che stiamo vivendo. Ci sono altre sedi e altri luoghi in cui confrontare diverse visioni del Paese, dellindustria e del sindacato: ma qui e ora azienda e sindacati debbono tornare alla loro missione originale missione svolta bene in diverse occasioni, tra laltro -, ovvero lavorare insieme per risolvere problemi concreti. Il resto, permettetemi, appartiene al maligno.
Le istituzioni locali, la comunità civile, le parrocchie, i laici credenti e i sacerdoti facciano la loro parte, non si limitino a tifare per una parte o per laltra né si compiacciano di una indifferente neutralità, ma siano piuttosto motori di un immediato ritorno al dialogo, facendo sentire su azienda e sindacati la compattezza di una città che vuole una sola cosa: lavoro e futuro. Come vescovo offro ancora una volta la piena disponibilità a presenziare, in pubblico e in privato, e anche nella sede episcopale di Nola, a incontri tra tutte le parti che abbiano lesplicito fine di rimuovere ostacoli e precomprensioni.
Rinnovando la mia particolare vicinanza e il mio affetto ai lavoratori schiacciati da anni di preoccupazioni e paure, affido a voi tutti la speranza che domani Pomigliano torni ad essere lindispensabile e insostituibile polmone industriale del nostro territorio.

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