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“Spasseggiare”. Da oggi, e per un anno, la parola sarà custodita dal fantasiologo Carrese

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Tra le attività svolte da Massimo Gerardo Carrese, studioso di storie e caratteristiche della fantasia e dell’immaginazione, c’è anche quella di adottare parole. All’iniziativa, promossa da molti anni dalla Società Dante Alighieri, il fantasiologo Carrese ha aderito da subito facendosi portavoce di quelle parole, segnalate da esperti, che rischiano di scomparire dai dizionari della lingua italiana. Negli anni ha adottato i sinonimi “alfabetiere” e “alfabetario“, impropriamente scambiati nel linguaggio comune con “sillabario” e “abbecedario”, e poi “fantasiosità“,  “onomaturgo” e il più recente “inimmaginabilità“, tutti termini che hanno una forte relazione con i suoi studi legati anche alla potenzialità della lingua e del linguaggio che struttura per gran parte il nostro immaginario collettivo. Massimo Gerardo Carrese cerca di divulgare in incontri e pubblicazioni le parole da lui adottate per dare a esse una continuità nell’uso.
Spasseggiare” è la nuova parola di cui sarà custode fino al prossimo marzo 2019. È una parola  molto cara a Carrese che da anni, con adulti e bambini, conduce le “spasseggiate fantasiologiche” (sul suo sito www.fantasiologo.com c’è una pagina dedicata all’argomento, con una piccola storia della parola “spasseggiare”). «Spasseggiare è un verbo che uso frequentemente, spiega il fantasiologo Carrese, non solo durante i miei incontri ma lo nomino con particolare intensità anche nel mio lavoro editoriale dedicato all’Alfabetario dei Luoghi». Un’opera di 26 volumi, edita da Ngurzu Edizioni – sta per uscire il IV volume –  in cui l’autore e la fotografa Elisa Regna ‘spasseggiano’ nei luoghi della Campania secondo un gioco alfabetico ideato dal fantasiologo. «Spasseggiare, continua Carrese, è un verbo da proteggere per la sua natura dialettale, che vuol dire tradizione, e scherzosa, che vuol dire allegria. Oggi è una parola che rischia di scomparire perché si tende a sostituirla con il più comune passeggiare. Quella ‘s’ davanti a ‘passeggiare’ rivela maggiore intensità e un’azione più divertita: invitare una persona a fare due passi è un conto ma invitarla a fare due ‘spassi’ è un’altra, qui non si può che sorridere. È lo spasso a caratterizzare la spasseggiata, lo aveva notato già lo scrittore Luigi Malerba ne I Neologissimi. Lo spasso è prerogativa della spasseggiata (ma non sempre lo è della passeggiata). La passeggiata è più meditativa mentre la spasseggiata invita al divertimento, al ‘volgersi altrove’. E nell’altrove non c’è solo altro ma anche l’altro».

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