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Stallo Consulta, ira di Napolitano Lungo vertice Berlusconi-Renzi

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Roma, 18 set. – Le pretese settarie rischiano di creare paralisi istituzionale. Alla vigilia del 12esimo scrutinio per l’elezione di due giudici costituzionali, e gli altrettanti ‘laici’ per il Csm rimasti in ballo, Giorgio Napolitano batte il pugno sul tavolo, con una dichiarazione che mette nero su bianco le ricadute immediate, e potenziali, dello stallo. “Il succedersi senza risultati conclusivi delle votazioni del Parlamento in seduta comune per la elezione dei componenti laici del Csm e dei giudici della Corte Costituzionale destinati a succedere ai due che hanno completato il mandato, solleva gravi interrogativi”, avverte il Presidente della Repubblica, sottolineando come “che si siano verificati nel passato analoghi infelici precedenti, nulla toglie a tale gravita’”.

“Non so se tutti i partecipanti alle votazioni in corso abbiano chiara in modo particolare una importante questione su cui desidero richiamare la loro attenzione”, avverte il Capo dello Stato, e presidente del Csm stesso. “Di recente, e specialmente nella discussione in Senato sul superamento del bicameralismo paritario, si e’ sollevato da varie parti politiche – prosegue entrando nelle tecnicalita’ della partita in corso – il tema di un elevamento dei quorum previsti dalla Costituzione del 1948 per l’elezione da parte dei parlamentari a determinati incarichi di rilevanza costituzionale. Si ritenne necessario l’elevamento di tali quorum dopo l’adozione, nel 1993 e nel 2005, di leggi elettorali maggioritarie e in vista dell’adozione di una nuova, per il momento approvata solo in prima lettura dal Senato, anch’essa maggioritaria”.
“Ma quorum elevati per tali operazioni elettorali in Parlamento – richiama ancora Napolitano – implicano tassativamente convergenze sulle candidature e piena condivisione nell’espressione dei voti tra forze politiche diverse, di maggioranza e di minoranza. Ove vengano da parte di qualunque forza politica, o di singoli suoi rappresentanti in Parlamento, e finiscano per prevalere immotivate preclusioni nei confronti di candidature di altre forze politiche o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati delle propria parte, il meccanismo si paralizza e lo stesso istituto di garanzia rappresentato dal sistema dei quorum qualificati si logora e puo’ essere messo in discussione in senso opposto all’orientamento che ho prima richiamato”.

“Si rifletta dunque bene anche su questo aspetto non secondario – ammonisce l’inquilino del Colle – delle conseguenze del protrarsi di un complessivo nulla di fatto nelle votazioni in corso, che innanzitutto impedisce l’insediamento nel nuovo Csm”.
Alle 16.15 torna a riunirsi il Parlamento in seduta comune.
L’azzurro Vitali ritira la sua candidatura al Csm e Forza Italia pensa all’avvocato Franco Mugnai per Palazzo dei Marescialli.”Preso atto che non c’e’ convergenza sul mio nome ho deciso di ritirare la candidatura”, spiega Vitali dopo aver incontrato Silvio Berlusconi. “Ero gia’ disponibile nei giorni scorsi. Se non l’ho fatto – precisa – e’ per lealta’ verso il partito”. Resta, per la Consulta, il ticket Violante-Bruno.
Quello che non e’ riuscito a passare, fino ad oggi.

BERLUSCONI-RENZI, DUE ORE DI FACCIA A FACCIA

Un’ora e quarantacinque minuti di faccia a faccia, a Palazzo Chigi, tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il leader di Fi, Silvio Berlusconi. All’incontro hanno partecipato anche Gianni Letta e Denis Verdini, e il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini

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