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Ucciso durante il gioco erotico, la squillo tenta il suicidio in carcere con un vetro

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 Ha rotto uno specchio e ha tentato di togliersi la vita. Ma il tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria ha evitato il peggio. Il suicidio è stato cercato nel fine settimana da Cleide De Paula, la 44enne brasiliana che si trova rinchiusa nel carcere di via Verdi perchè indagata per l’omicidio volontario premeditato del 53enne adriese Andrea Marcomin, morto giovedì nellappartamento della donna in via Modena Colorni, alle spalle del Duomo.
Un tentativo di suicidio (voleva probabilmente tagliarsi le vene dei polsi) che non ha avuto gravi effetti fisici sulla donna che ieri mattina, assistita dallavvocato dufficio Lorenza Munari, è comparsa davanti al gip Carlo Negri per linterrogatorio di garanzia. Comera prevedibile la brasiliana si è avvalsa della facoltà di non rispondere e quindi lincontro nella casa circondariale è durato una manciata di minuti. Al termine il giudice Negri ha disposto la custodia cautelare in carcere della 44enne.
Stamane invece verrà conferito al medico legale ferrarese Lorenzo Marinelli lincarico per effettuare lautopsia sul corpo di Andrea Marcomin. Laccertamento a questo punto appare determinante per la prosecuzione dellinchiesta. Il postino adriese potrebbe essere morto a causa dei colpi che la donna gli ha sferrato sulla testa con un oggetto di legno della lunghezza di 30-40 centimetri. Forse la gamba del letto o di un mobile. Oppure per asfissia, visto che è stato trovato a terra, con mani e piedi legati e un sacchetto di plastica infilato sulla testa, probabilmente usato per provocare lapnea momentanea nel gioco erotico.
Una pratica sessuale estrema, chiamata breath control play, che consiste nel causare un senso di soffocamento allo scopo di aumentare o prolungare il piacere. Il cadavere delluomo è stato ritrovato nudo ai piedi del letto, con profonde ferite alla testa, verosimilmente causate da quel pezzo di legno trovato nellappartamento. Ma sono i dettagli delle mani e dei piedi legati e il capo infilato nel sacchetto di nylon a porre nuovi dubbi.
Il mosaico dellindagine curata dai carabinieri si sta arricchendo ogni giorno di qualche tassello. Giovedì, dopo aver abbandonato precipitosamente lappartamento, la donna ha telefonato allo specialista che laveva seguita alla casa di cura veronese di Santa Chiara a Quinto di Valpantena, a pochi chilometri da Verona, che opera da oltre 50 anni nel campo dellassistenza psichiatrica. Cleide De Paula ha chiesto “consigli” su come si doveva comportare dopo quanto avvenuto e le è stato detto di rivolgersi subito ai carabinieri. Si è saputo, tra laltro, che la 44enne è stata in cura anche al San Luca di Trecenta (Rovigo).
Giovedì la donna avrebbe sostenuto di essersi stancata delle richieste dei clienti e, nellipotesi che la morte sia stata causata dal colpi inferti al capo, Marcomin potrebbe essere stato “vittima” di questa sorta di liberazione da parte della prostituta brasiliana. La donna peraltro si è saputo che percepisce tuttora anche una pensione in quanto vedova di un medico romano, lo stesso uomo che lavrebbe portata ad Adria per poi abbandonarla.

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