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Una Cooperativa per minori a rischio: così si organizza la (R)esistenza a Scampia

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Una cooperativa di inserimento lavorativo per minori all’interno di beni confiscati ai clan della malavita, una comunità di recupero e un ristorante/pizzeria sociale dove far lavorare gli stessi ragazzi della comunità. Questa l’idea dell’associazione anticamorra (R)esistenza, che opera a Scampia e che costantemente, con fatica, passione e molta dedizione, si dedica soprattutto alla diffusione della cultura della legalità e al contrasto del gravissimo fenomeno della dispersione scolastica.
Da certi posti sarebbe più facile scappare, ci vuole molto coraggio a resistere, a costruire sulle macerie dieci, cento, mille volte. Ma c’è chi resiste, chi rimane perché ha capito che proprio con i minori si deve e si può lavorare, nel quartiere di Scampia ma non solo, per cambiare le cose, per destrutturare un sistema marcio che offre l’illusione di facili guadagni in una piazza di spaccio, con la droga o con le armi. Ma solo di illusione si tratta e di un completo sovvertimento dei valori del vivere civile. Offrire opportunità, lavoro e occasioni a questi ragazzi è l’unico modo per strapparli al sistema, alla chimera di chi gli offre una vita che solo all’apparenza è piena di ricchezza, ma che in realtà è marcia, corrotta e pericolosa. Eppure, dalle istituzioni, tardano ad arrivare risposte e tutto resta fermo.
Viene spontaneo chiedersi se sia possibile tenere in stand bay il futuro di un quartiere e di tanti giovani che potrebbero trovare una scappatoia, una via d’uscita ad un destino che a volte sembra davvero segnato. Perché in certi posti l’attesa troppo lunga la si paga con innumerevoli sconfitte fatte di sangue e violenza.
Gli irrecuperabili non esistono: per chi resta e prova a cambiare le cose, questo è un assunto dal quale non si può prescindere. I ragazzi di (R)esistenza lo hanno già dimostrato con la loro azione sul territorio e con “Scampia Trip”, un progetto letterario-musicale-documetaristico ideato insieme a Daniele Sanzone, voce degli ‘A67 divenuto poi anche teatrale.
A parlarci dell’importanza di dare occasioni e opportunità ai giovani che vivono nelle aree considerate a rischio e di questo meritorio progetto della Cooperativa, che speriamo possa al più presto vedere la luce, è lo stesso Ciro Corona, presidente di (R)esistenza:
“L’idea di base – spiega Corona – è quella di dare alternative lavorative concrete a ragazzi che vedono le “piazze” di spaccio come unica strada da percorrere. Una cooperativa di inserimento lavorativo per minori può dargli la possibilità di conoscere e eventualmente scegliere uno stile di vita e un lavoro diverso”.
Dove? come? “Semplice. A Scampia ci sono diverse strutture comunali abbandonate anche da 13 anni e ormai nelle mani della camorra. Già in passato in una di queste la polizia con un blitz ha arrestato pusher e liberato le aule di questa scuola adibite a ricovero improvvisato per i tossicodipendenti. Recuperare una struttura del genere, avviare all’interno una comunità di recupero per minori e un ristorante/pizzeria sociale dove far lavorare gli utenti della comunità è il progetto che abbiamo presentato alla giunta Iervolino (non si è mai degnata di risponderci) e alla giunta De Magistris che un anno fa promise soluzioni adeguate.
Un progetto in autofinanziamento con i proventi del libro di Nardiello e una rete nazionale a sostenerlo: “Dopo un anno tutto è fermo – ci dice ancora il Presidente di (R)esistenza – nonostante fin dall’inizio siamo stati chiari nel prenderci carico di tutte le spese economiche per la ristrutturazione e messa in sicurezza della struttura. Il giornalista Pietro Nardiello ha sposato la nostra causa e donerà a noi i proventi del libro “Il Festival a casa del Boss” per contribuire alla realizzazione del ristorante/pizzeria sociale. Una rete nazionale sostiene l’intero progetto, abbiamo avuto in regalo 7 postazioni informatiche complete, chitarre, pianole e altri strumenti musicali. Il tutto giace da 2 anni in un deposito”.
L’eterna attesa di una risposta istituzionale: “Manca solo il “SÌ” del Comune per avviare un progetto che se pur semplice può essere un modo per educare alla legalità e creare sviluppo, lavoro e economia sociale, uniche alternative reali alla lotta alle mafie, altro che esercito!”
La costruzione delle alternative come vera lotta alla criminalità organizzata: “Il braccio armato della nuova camorra di Scampia è composto da ragazzi diciassettenni senza lavoro col mito dell’ascesa camorristica, l’unica realtà in grado di darti “lavoro”, guadagni, identità sociale e collocazione all’interno della società. Se è vero che gli irrecuperabili non esistono dobbiamo mettere in campo tutte le strategie culturali per avviare una destrutturazione di questo modello di vita, mettendo insieme sinergie istituzionali e associative. Purtroppo l’interesse per questi temi si fa vivo solo nelle emergenze. La stessa cosa succede per il bene confiscato, 14 ettari (140 mila mq) di vigneto e pescheto, un’opportunità lavorativa e formativa per i ragazzi, un polmone verde per l’intero territorio avvelenato dalla discarica. Una risorsa economica e lavorativa che non possiamo sfruttare perché abbiamo solo l’affidamento temporaneo, manca quello definitivo e ovviamente spetta al comune avviare la “rivoluzione”. E sulla perenne guerra di camorra che bagna di sangue Scampia: “La faida – conclude Corona, ricordandoci che offrire opportunità ai giovani a rischio è collegato a stretto filo con le sorti del quartiere, perché vuol dire portare via il braccio armato alla malavita – va avanti da mesi, ma se si muore nei confini del napoletano è solo un omicidio, nemmeno lo si degna di attenzione. Appena l’omicidio esce dai confini allora ci si ricorda che i di Lauro esistono ancora e che Scampia è ancora il più grande mercato europeo della droga. In assenza dello Stato, col fallimento della giunta della legalità, la camorra fa scacco matto, l’unico vero avversario che deve affrontare è il lavoro silenzioso ma costante delle associazioni, le stesse che avevano creduto nel “miracolo Arancione” ma che si ritrovano ancora senza polo artigianale, senza università, con le vele, con lo sfratto al GRIDAS, con la metropolitana incompleta e con le scuole abbandonate nelle mani della camorra. Ad ognuno le proprie responsabilità!”

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