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UNA STORIA VERA,«Non sono un eroe, ho fatto quello che dovevo Voglio solo che quella bimba sopravviva

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TAGLIO DI PO (Rovigo) «Non sono mica un eroe. Ho fatto soltanto ciò che andava fatto…». Ion Purice, 29 anni, romeno residente a Taglio di Po (Rovigo) con moglie e figlio di tre anni, è il camionista che domenica ha salvato Jihan, la bimba marocchina coinvolta nellincidente sullautostrada A4, nel Bergamasco. Ha messo il suo tir di traverso sulla carreggiata, facendo da scudo per proteggerla dal sopraggiungere di altri veicoli. Ha rischiato la vita per quella bambina di 8 anni, che vive con i genitori a Pieve di Soligo, nel Trevigiano, e che ora lotta nel letto di un ospedale. E per questo lhanno definito un eroe. Ora il sindaco Francesco Siviero vuole incontrarlo e, il 14 settembre, in occasione della tradizionale festa del paese, lo premierà con una pergamena «per la bontà danimo dimostrata». Secondo il primo cittadino, il suo gesto «smentisce tutti i luoghi comuni sui romeni e dimostra che il coraggio e laltruismo non hanno nazionalità». Lui si schermisce: «Tutti mi chiamano per farmi i complimenti, anche il mio capo. Ma non me lo merito, in fondo non ho fatto nulla di eccezionale», spiega mentre sul suo camion sta rientrando da Amsterdam. Lavora per la Bieretti, unazienda di Porto Viro che trasporta generi alimentari, e con un collega ha appena effettuato una consegna. Al suo capo Robertino Bonato, domenica, si era scusato per il ritardo dicendo che aveva trovato un incidente. «Neppure un accenno del gesto che aveva compiuto», assicura il titolare dellazienda di trasporti. Ma il segreto è durato appena un paio di giorni, il tempo che a Rovigo giungesse leco dellappello lanciato dal padre della bimba ferita, che voleva rintracciare quel camionista che aveva aiutato la sua famiglia.

Cosè accaduto quel giorno? «Non ho visto lincidente che ha coinvolto quella famiglia. Quando con il camion sono arrivato in quel punto, ho visto i genitori della piccola in mezzo alla strada e ho subito immaginato che fosse accaduto qualcosa di grave. Poi ho visto la bambina».

E ha deciso di mettere il camion di traverso, per proteggerla… «Ho dato unocchiata agli specchietti e ho visto che non cerano veicoli vicini. E questo significava che potevo fare quella manovra senza eccessivi rischi per gli altri automobilisti. Così ho sterzato…».

Una manovra che rischiava di costarle la vita, il suo mezzo poteva di essere centrato in pieno da un altro camion… «Non ho riflettuto, non cera tempo. Era lunica cosa che potevo fare per aiutare quella bambina, e lho fatta. Non cè altro da dire».

Se non fosse stato per lei, Jihan avrebbe corso il rischio di essere travolta dagli altri veicoli. «In questi giorni ho pensato molto a quanto è accaduto domenica. Io ho un figlio e, se mi capitasse di trovarmi nella situazione di quel papà, vorrei che un camionista facesse la stessa manovra per aiutarlo. Per questo motivo non credo di aver fatto qualcosa di speciale. I veri eroi, invece, sono quei ragazzi della Croce Rossa che passavano di lì e che si sono fermati per soccorrere la bambina. Sono stati incredibili: era quasi morta e sono riusciti a resuscitarla».

I familiari della bimba vorrebbero stringerle la mano. Li incontrerà? «Se vorranno, ne sarei felice. Ma ciò che conta adesso è che la bambina stia bene. So che le sue condizioni sono ancora gravi, spero soltanto riesca a salvarsi».

Andrea Priante
05 settembre 2013© RIPRODUZIONE RISERVATA

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