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Un’alternativa anonima all’abbandono degli animali grazie alla campagna “Uno scatto di cuore”

La FIBA si prenderà carico dell’animale, fornendogli una sistemazione temporanea per poi cercare di trovargli una nuova famiglia di adozione.

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Milano – Le motivazioni che spingono le persone ad adottare un animale sono tante e possono essere positive o negative, profonde o superficiali. Capita che, a volte, si cede all’entusiasmo di un momento, oppure si decide di fare un dono speciale per un compleanno o una festività: ed ecco arrivare in casa un animale. Presto, però, ci si rende conto che oltre a dare tantissimo, quel piccolo essere chiede attenzioni, cure, tempo, amore. Allora può accadere che, con la stessa facilità con cui è stato accolto, l’animale venga messo alla porta ed abbandonato. Ed è proprio nel periodo delle vacanze estive che si registra il massimo picco di abbandono degli animali.

Le cifre sono inquietanti. Come riportato dal sito http://www.animalisti.it/, secondo le statistiche, parlando solo di cani, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, si stima che gli abbandoni ammontino a circa 60.000 nei tre mesi. Ciò equivale a 20.000 al mese, cioè a circa 600 al giorno. Il dato sulla mortalità cani abbandonati, poi, da solo raggiunge l’80%.

Una felice intuizione sulla sensibilizzazione al non abbandono, denominata “Uno scatto di cuore”, nasce, proprio in base a questi dati, quasi per caso, ma anche nella consapevolezza che, purtroppo, chi ha deciso di abbandonare un animale, difficilmente cambi idea, nemmeno di fronte ad una campagna pubblicitaria sociale, per quanto utile e ben congegnata.

L’azione propagandistica è stata concepita dall’agenzia milanese di comunicazione “Emanuele Marazzi full communication” in collaborazione con la Fiba (Federazione italiana benessere animale), un’organizzazione senza scopo di lucro che a Milano riunisce cittadini che amano gli animali e si impegnano a tutelarne i diritti attraverso servizi e aiuti che agevolano il rapporto uomo/animale. Nello specifico, l’iniziativa nasce in modo rapido e spontaneo, seguendo la logica del “meglio prevenire che curare”, da Debora Mighali, art director, e Mario Gardini, copywriter, che hanno messo insieme la loro creatività per mettere a punto un ulteriore servizio utile alla città.

L’agenzia “Emanuele Marazzi full communication”, poi, si è rivolta a Gianluca Comazzi, consigliere comunale nonché presidente della Fiba, il quale, da subito ha sostenuto questa idea rendendola possibile nell’arco di pochi giorni. Il servizio consiste nell’attivazione di un numero da chiamare – 340.0636620 – da parte di chi ha deciso di separarsi da un animale. La Fiba ha sostenuto e sostiene l’iniziativa mettendo a disposizione la propria rete di volontari per rispondere al telefono e prendersi carico dell’animale, fornendogli una sistemazione temporanea in attesa di una nuova famiglia adottiva mentre l’agenzia di comunicazione ha messo a punto e procede con la campagna di comunicazione. Il tutto è partito già dal 1° luglio a Milano e la campagna è visibile tramite affissioni, banner, social media ed una capillare attività di Media Relations. L’idea di base della comunicazione è che “Se non posso convincere una persona a non abbandonare il suo animale, posso però evitare che lo abbandoni in mezzo a una strada” come ha dichiarato Emanuele Marazzi, founder e Ceo dell’Agenzia che porta il suo nome. Non tutti vanno al canile o al gattile, un po’ per pigrizia ed un po’ per via della vergogna del gesto poco nobile che si sta per compiere. Per cui, nessun insulto o facile pietismo per questa piaga sociale che da ogni estate miete migliaia di vittime, bensì una soluzione concreta: un numero – 340.0636620 – da chiamare in modo anonimo da parte di chi non è più in grado di tenere il proprio animale, attivo 24 ore su 24.

La FIBA si prenderà carico dell’animale, fornendogli una sistemazione temporanea per poi cercare di trovargli una nuova famiglia di adozione. «L’idea ci è piaciuta molto”, ha sottolineato Gianluca Comazzi. “Siamo felici di fare la nostra parte nella speranza di salvare gli animali dall’abbandono estivo, comportamento che, ricordiamo, essere reato».” Art. 727. – Abbandono di animali – Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. Per informazioni: info@unoscattodicuore.it. Appendice.

Diverse sono le leggi a tutela degli animali, alcune delle quali: dal sito http://www.camera.it/parlam/leggi/04189l.htm.

Art. 544-bis: – Uccisione di animali – “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”.

Art. 544-ter. – Maltrattamento di animali – “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

(dal sito: http://www.enpaitalia.it/it/7855/cnt/la-legge-per-gli-animali/non-prendersi-cura-delproprio-animale-integra-il-.aspx#sthash.RTKnjAbU.dpuf) “Non prendersi cura del proprio animale integra il “reato di abbandono”.

Il Tribunale di Trento con la sentenza numero 856/2014 ha stabilito che: “costituiscono comportamenti idonei ad integrare il reato di abbandono di animali ex art. 727 c.p., non solo le sevizie, le torture o le crudeltà caratterizzate da dolo, ma anche quei comportamenti colposi di abbandono e incuria che offendono la sensibilità psicofisica degli ammali quali autonomi esseri viventi (…) Con la conseguenza che la carenza di cibo, la costrizione in ambienti ristretti e sporchi, senza possibilità di deambulare, possono costituire, nel loro insieme, comportamenti di vero maltrattamento”.

Erika Sito

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