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Usa 2016: Clinton tiene testa agli inquisitori Repubblicani su Bengasi

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(AGI/REUTERS) – Washington, 23 ott. – Alla fine di 11 ore di estenuante ‘interrogatorio’ da parte della commissione parlamentare d’inchiesta sull’attacco al consolato Usa di Bengasi dell’11 settembre 2012, in cui perse la vita l’ambasciatore Chris Stevens insieme ad altri 3 americani, Hillary Clinton, all’epoca segretario di Stato, ne e’ uscita sostanzialmente vincitrice. O meglio. Se i suoi inquisitori Repubblicani, puntavano a metterla in difficolta’, piu’ che accertare le causa della tragica morte di Stevens, hanno miseramente fallito.
La candidata democratica alla Casa Bianca, ancor piu’ favorita dopo la mancata candidatura di Joe Biden, ostentando grande calma e sicurezza, solo a tratti sconfinando nella sicumera, e’ riuscita a rintuzzare le dure accuse dei Repubblicani per la sua gestione della crisi. Episodio di cui, Clinton, si e’ assunta solo la responsabilita’ oggettiva in quanto capo della diplomazia Usa ma non ha ammesso di aver commesso errori. Nella sua testimonianza fiume, prolungatasi nella notte americana, Clinton ha respinto l’accusa di aver ignorato le rischieste dell’ambasciatore Stevens di un rafforzamento delle misure di sicurezza e di aver tentato di sviare l’attenzione della pubblica opinione sull’origine dell’assalto al consolato di Bengasi “Ero responsabile di molte cose ma non di specifiche richieste e del garantire misure di sicurezza”, ha detto Clinton rifilando anche una stoccata ai Repubblicani: “Abbiamo bisogno di una leadership interna che corrisponda a quella all’estero, una leadership che ponga gli interessi della sicurezza nazionale davanti a quelli politici ed ideologici”, riferimento esplicito alla strumentalizzazione della morte di Stevens I 17 mesi e i 14,3 milioni di dollari spesi per questa commissione d’inchiesta, e le risposte di oggi della Clinton non alterano comunque per il rapporto ufficiale sull’incidente che attribui’ al dipartimento di Stato, guidato all’epoca dall’ex first lady, per aver fornito una livello di sicurezza “di gran lunga” insufficiente a Bengasi nonostante le richieste di un rafforzamento da parte di Stevens e di altri in Libia.

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