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Vercelli, suicida a 26 anni perseguitato dai bulli, la procura apre un fasc

Lo ha trovato la madre impiccato in casa e il padre ha denunciato la vicenda durante una messa: "Gli scherzi dei colleghi lo hanno spinto a uccidersi". Ma il proprietario della carrozzeria dove lavorava nega: "Non si è tolto la vita per causa nostr

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Potrebbe essere un’altra vittima del “cyberbullismo” il ventisettenne Andrea Natali di Borgo D’Ale, piccolo centro del Vercellese, che alcuni giorni fa è stato trovato dalla madreimpiccato all’interno della loro abitazione. La notizia, rimasta finora riservata, ha iniziato a circolare dopo che il padre, durante una messa, ha chiesto pubblicamente che vengano assicurati alla giustizia i responsabili del trauma che potrebbe avere portato il figlio al gesto estremo. A quanto si apprende, infatti, il ragazzo, circa un anno fa, si era rinchiuso in casa, in preda a una forte crisi depressiva, dopo avere scoperto, e subito denunciato alla polizia postale di Biella, che alcuni suoi coetanei avevano pubblicato su una pagina Facebook alcune foto offensive nei suoi confronti – in cui appariva rinchiuso a forza dentro a un bidone della spazzatura e ritratto con un sacchetto della spazzatura in testa – oltre a postare un video su Youtube in cui veniva ridicolizzato e preso in giro.

Dopo che la polizia aveva fatto rimuovere i contenuti dal web, era stato aperto un fascicolo in procura, del cui iter, però, non si è più saputo nulla. In seguito a quella vicenda, però, il ragazzo sarebbe caduto in depressione: da più di un anno usciva di casa solo se accompagnato, fino alla drammatica decisione di togliersi la vita: si è impiccato nella camera al secondo piano della casa dove abitava con i genitori. Ora mamma e papà chiedono giustizia. “Sappiamo che nessuno potrà restituirci nostro figlio – dicono i genitori – ma vogliamo capire cosa è veramente accaduto”.

“Nel 2008 aveva iniziato a lavorare nell’officina di Borgo d’Ale. L’anno successivo sono iniziati gli scherzi dei colleghi, diventati man mano sempre più pesanti – racconta il padre – Più passava il tempo, più mio figlio non aveva voglia di uscire di casa: aveva il terrore di trovarsi queste persone davanti. Diceva ‘Se mi vedono cosa mi faranno?’. Fare qualche scherzo sul luogo di lavoro mi sta bene, ma voglio sapere le minacce che queste persone gli rivolgevano. Voglio giustizia, perché altri giovani non debbano più togliersi la vita. Ha usato la macchina 3-4 volte nel giro di sei mesi, prima di chiudersi in se stesso e non lasciare più la sua stanza per un anno e mezzo, anche se noi lo incitavamo a uscire di casa”. Il padre conferma che già nel 2013 il figlio aveva tentato di suicidarsi per non soffrire; mai gli aveva fatto vedere le foto di cui era protagonista: “Si teneva tutto dentro”.

La Procura di Vercelli ha aperto un nuovo fascicolo di atti relativi, per il momento senza indagati e ipotesi di reato. Si aggiunge al fascicolo aperto da oltre un anno per il bullismo. Il fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Ezio Domenico Basso.

“Non siamo bulli come ci hanno descritto – risponde Luca Giolitto, proprietario della Carrozzeria del Borgo di Borgo d’Ale dove il ragazzo lavorava – Andrea non si è tolto la vita per causa nostra. Era un ragazzo timido. Da due anni non lavorava più da noi, dopo che nel 2013 aveva avuto attacco di depressione. Per sei mesi si era messo in mutua. E in quel momento uno dei miei meccanici è stato chiamato dalla polizia postale per le foto pubblicate su Facebook. Foto normali che si fanno tra ragazzi. La polizia postale me le ha mostrate. In una era seduto su un bidone della pattumiera, l’altra si trovava in un carrello. Nessuna foto nuda. Solo scatti scherzosi che si fanno tra amici. Niente di più. L’ambiente qui è familiare, tipico di un’azienda artigianale

 di paese. Io ho sempre lavorato a stretto contatto con i meccanici. Nella mia carrozzeria c’è gente anche di 50-60 anni, responsabile”. Per quelle foto era stato indagato un ex collega di lavoro del giovane per violazione della legge sulla privacy e violenza privata. “Il processo è stato a marzo – continua Giolitto – era stata chiesta l’archiviazione. Ma il gip si è opposto. Ora capiremo se e come muoverci contro queste accuse infondate”.fonte T. per radio piazza news

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