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VERONA PER LA POLITICA ITALIANA, ECCO COSA SCRIVE Gianni Toffali

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Il ministro dell’interno Matteo Salvini ha proposto la reintroduzione del crocifisso nei luoghi pubblici. Invece di fare salti di gioia, Padre Spadaro, il cardinale Marx (Baviera) e altri prelati, hanno sdegnosamente bocciato l’iniziativa. Il ragionamento di chi con l’effige del cristianesimo ci campa, è il medesimo refrain degli atei: il Crofìcifisso ha un significato di fede e non un significato identitario. Dargli un significato identitario significherebbe sminuirlo. Ed escluderebbe chi cristiano non è, perché ateo o appartenente ad altra religione. Argomento fallace. Se non ci sono dubbi sul fatto che per qualunque fedele il Crocifisso è innanzitutto un simbolo di fede, è altrettanto vero che, secondariamente per gli stessi fedeli, e primariamnte per i non fedeli, è un simbolo identitario. Il simbolo stesso della nostra cultura e della nostra storia, almeno fino alla modernità laica ed agnostica. E una cosa non contraddice l’altra. E’ di pochi giorni fa la notizia che nei Paesi sempre più scristianizzati del Nord Europa una grande quantità di chiese vengono chiuse e vendute, oppure anche demolite. Il paese dove il fenomeno, oggi, è particolarmente acuto è l’Olanda, per il fatto che il numero di coloro che frequentano le chiese, sia cattoliche sia protestanti, è in forte drammatica diminuzione. Appare del tutto lapalissiano che se il prototipo medio dell’uomo di chiesa è colui che proibisce l’ostentazione del crocifisso o che riduce la carità cristiana a generica filantropia e accoglienza profughi, il risultato non può che essere lo svuotamento delle chiese.

Gianni Toffali

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