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Veronica Panarello mostro dell’Indifferenza … secondo Antonio del Monaco – Psicologo e fondatore del progetto “Sorgente Educativa”

Veronica aveva 16 anni quando tenta il suicidio con un manicotto appeso ad una trave che fortunatamente si spezza.

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Tutti siamo pronti a puntare l’indice e giudicare, senza alcun dubbio, chi passa sotto i nostri pensieri o sotto i nostri sensi. Ci lasciamo oscurare da certezze che non hanno fondamento, o quantomeno non sempre sono certezze . Mi chiedo abbiamo dei dubbi? Ci soffermiamo a pensare che,talvolta, al posto di chi stiamo giudicando,potremmo esserci noi? Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare di sentirci innumerevoli indici puntati contro, quale potrebbe essere la nostra reazione? E’ facile giudicare ma è difficilissimo autogiudicarsi, basta pensare quanto è difficile puntare l’indice verso se stesso. Solo dopo aver provato a fare questo semplice esperimento, forse, prima di giudicare, qualche sano dubbio ci viene per la gioia della saggezza.

Durante le partite della Nazionale, tutti diveniamo direttori tecnici e puntualmente facciamo le nostre somme e le nostre critiche sulle formazioni della squadra o sulle sostituzioni non appropriate fatte durante la partita. Da un po’ di tempo, il nostro giudizio non si limita alle partite di calcio, ma i nostri interessi si sono rivolti a quello che continuamente TV e giornali ci propongono, o per non dire ci sbattono in faccia. Spesso puntiamo il nostro giudizio su fatti di cronaca e diventiamo tutti giudici ,soprattutto, nel condannare.

Tanti i casi propinati da mane a notte inoltrata e noi,puntualmente,siamo lì a succhiare le informazioni per fare le nostre indagini mentali. Mi chiedo, come ci sentiamo dopo aver, talvolta, condannato a morte, un marito, una moglie, una mamma , un papà,una donna o un uomo in genere, senza conoscere ciò che questi hanno realmente vissuto a livello esperienziale? Tutti ultimamene siamo rimasti incollati alla televisione, o abbiamo costantemente letto la storia del piccolo “Angelo” di otto anni Loris.

Prima ,abbiamo puntato l’indice sul cacciatore, che ha fatto il ritrovamento del cadavere del bambino e da alcuni giorni, a 180° gradi abbiamo virato la nostra posizione giudicante sulla giovane mamma.

Fermiamoci un attimo a pensare, bloccando il nostro metro di giudizio e provando ad allontanare da noi la certezza della colpevolezza, vi invito a pensare ad una bambina,che si scopre figlia di un altro padre e che ha denunciato ai carabinieri, solo all’età di 14 anni, un primo tentativo di violenza subito e successivamente, dopo appena un anno, un ulteriore tentativo di violenza rende ancora più fragile la crescita evolutiva di Veronica.

Aveva 16 anni quando tenta il suicidio con un manicotto appeso ad una trave che fortunatamente si spezza . Ricoverata all’ospedale di Ragusa la ragazza veniva sottoposta a cura farmacologica e proprio, durante la fase di ricovero, che denuncia un ulteriore tentativo di violenza, da parte di un infermiere, in servizio presso detto ospedale. Nel 2004 conosce l’attuale marito e decide, anche contro il diniego della madre, di andarsene a Milano insieme a Davide e al futuro suocero. Quando Veronica diventa madre, era ancora in età da gioco, magari con una bambola, e non certo pronta a crescere un bambino. Probabilmente, molti suoi comportamenti erano dettati da una richiesta di centralità da parte di chi doveva amarla, curarla e proteggerla, e non come è successo, sbatterla in prima pagina, come sicura assassina del nipote (vedasi dichiarazioni della madre e della sorella di Veronica).

Successivamente, la giovane mamma ritorna in Sicilia, in una località non conosciuta, con un marito assente per la tipologia di lavoro. Ed è proprio in detta località ,che avviene la tragedia di Loris.

Mi chiedo quante mamme sono pronte a puntare l’indice su Veronica? Quanti cittadini di Santa Croce Camerina sono pronti a lapidare la mamma, possibile assassina, tenuto conto che hanno costruito intorno a lei un mondo di solitudine e di emarginazione? Potrei continuare a lungo con i miei interrogativi ed i miei dubbi e sono sincero, non sono geloso delle vostre certezze, anzi, mi auguro di avervi lasciato qualche segno di incertezza e di riflessione. L’unica cosa che posso dire, che come psicoterapeuta sono pronto a supportare la bambina, l’adolescente, la giovane mamma e forse l’assassina Veronica, ma come cittadino della stessa terra, voglio invitarvi a prendere coscienza,che spessissimo noi siamo corresponsabili nel costruire mostri inesistenti e ancor più nell’armare la mano di innocenti, condannandoli alla devianza. Abbiamo il coraggio di emozionarci nei confronti di atti così gravi, ma ciò non basta e sento il bisogno di chiudere ,questa mia breve riflessione,con una piena condanna del mostro della nostra società che si chiama “Indifferenza” a cui, tutti noi, abbiamo portato cibo, sfamando le sue molteplici bocche e con un insegnamento di un padre della chiesa che ci illumina ancora oggi a distanza di secoli che: “la Speranza ha due bellissimi figli ,lo sdegno ed il coraggio”. Non bisogna, soltanto indignarsi nei confronti delle cose che non vanno, ma avere il coraggio di denunciare e guardare verso il cambiamento, come artefici e ,quindi ,partecipanti attivi e non come spettatori.

Napoli 12 dicembre 2014 – Antonio del Monaco – Psicologo e fondatore del progetto “Sorgente Educativa”.

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