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Vico Equense: potrebbe essere Angela Celentano oggi

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Vico Equense questa foto potrebbe essere Angela Celentano oggi È diventata ufficialmente una caccia planetaria. Gli strumenti sono informatici, il mondo è quello del web. Angela Celentano, la bambina di tre anni sparita durante un pic nic con la famiglia sul Monte Faito (Napoli) nel 1996, se è ancora viva va inseguita lungo le tracce che potrebbe aver lasciato su Facebook. È infatti sul social network, grazie a una rogatoria chiesta dalla Procura di Torre Annunziata che indaga sulla vicenda, che potrebbe venire rintracciata la bimba di allora, cresciuta e diventata donna: una diciannovenne che si firma Celeste Ruiz e che dice di essersi riconosciuta nella piccola Angela da Vico Equense, tanto da inviare la sua foto ai genitori di Angela. Immagine che i carabinieri del Ris stanno analizzando per capire se è stata manomessa o ritoccata al Photoshop. Per ora informano i magistrati coordinati dal procuratore capo Raffaele Marino che c’ è compatibilità tra il volto della piccola Angela e quello della misteriosa Celeste. E i genitori, Maria e Catello Celentano, reduci ieri da un incontro in Procura, si dicono «fiduciosi». Non hanno mai perso la speranza di riabbracciare Angela. «È viva», ripete oggi come sempre sua madre Maria. E poi a voce bassa: «Spero di non sbagliare… ». Questa è la prima pista concreta per ritrovare Angela dopo decine di falsi allarmi seguiti da cocenti delusioni. Un calvario che inizia il 10 agosto 1996. La famiglia Celentano è a un pic nic sul monte Faito con parenti e amici. L’ ultimo filmato riprende la piccola che gioca dondolandosi su un’ amaca. Poi, il buio. La piccola sparisce. La si cerca per giorni interi nella zona, fino a temere il peggio. Posti di blocco, interrogatori, intercettazioni. Nulla. Angela è svanita mentre si prendono in considerazione le ipotesi più disparate. Tratta dei bambini, pedofilia, traffico di organi. Adozione clandestina. Poco alla volta si smorza l’ attenzione sul caso, periodicamente riaccesa da una lunga catena di segnalazioni molto simili tra loro. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che vedono bambine rom somiglianti ad Angela. Seguono i controlli, fino all’ esame del Dna. A Firenze una ragazzina croata viene trattenuta per sei giorni in un centro di prima accoglienza in attesa dell’ identikit digitale. C’ è una speranza perché ha una voglia sulla schiena come quella di Angela. Ma anche questo caso, come gli altri, produce soltanto delusione. Nel 2003 i genitori di Angela si muovono su Internet, inviano un appello via mail a centinaia di persone, viene attivato un numero verde. Nel 2005, quando Angela avrebbe ormai quasi 14 anni, gli esperti statunitensi del “National center for missing and exploited children” realizzano l’ identikit aggiornato. Nel 2009 nasce il sito www. angelacelentano. com con pagine in sei lingue. È forse questo il punto di svolta. La notizia diventa planetaria. E spunta Celeste Ruiz, che il 25 maggio 2010, scrive ai coniugi Celentano: «Sono io Angela, vivo in Messico e sono felice». La ragazza racconta di essere stata adottata da una famiglia dopo essere stata abbandonata da una donna che in quella casa faceva la domestica. «Vi amo, ma non voglio più essere cercata», scrive. E allega la sua fotografia, quella che il Ris oggi arriva a definire «compatibile». Secondo la madre di Angela è soltanto la conferma di quello che non ha mai smesso di dirle il cuore: «Angela è viva». Scattano le indagini, ma l’ Interpol consegna ai Celentano una nuova delusione. Perché quando si risale al computer da cui sono partiti i messaggi di Celeste si entra in casa di un magistrato messicano, di sua moglie dipendente del ministero di Giustizia e di due figlie di età diversa da quella di Angela. Il Dna sulle ragazzine smentisce ogni legame con la famiglia Celentano. Eppure i magistrati vogliono l’ hard disk di quel computer e chiedono risposte a Facebook. Ma nel frattempo Celeste è sparita anche lei, non manda più messaggi alla famiglia Celentano, che continua a sperare in un segno, una traccia che dal web possa far tornare la loro Angela Irene de Arcangelis, La Repubblica Napoli

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