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VILLAGGIO DEI RAGAZZI: ANCHE L’ULTIMO TASSELLO AL SUO POSTO. RIPARTE IL SERVIZIO RESIDENZIALE PER GLI STUDENTI INTERNI. IL GENERALE ALINERI: “SI CONTINUA A LAVORARE SULLA STRADA DELLA LEGALITA’”

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Grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ente Regione Campania, la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, martedì 18 ottobre 2016, riaprirà ufficialmente il servizio residenziale per circa 50 allievi, comunitari ed extracomunitari. I minori interessati, di età compresa tra i 14 e i 18 anni e provenienti dall’intero territorio campano, potranno usufruire, per 24h al giorno e per tutti i giorni scolastici dell’anno, di un servizio di qualità grazie alle cure di un gruppo di educatori che, in considerazione della pluriennale esperienza acquisita, garantiranno l’eccellenza della proposta educativa e formativa del “Villaggio”.  “L’obiettivo – ha precisato il Generale Giuseppe Alineri, Commissario Straordinario della Ente calatino – è quello di favorire la crescita non solo culturale ma anche civica ed umana di questi giovani e di garantire loro una serie di interventi volti a potenziare l’offerta formativa del sistema scolastico ‘Villaggio’. La mia ferma convinzione – continua il Generale Alineri –  è che l’Opera fondata da Don Salvatore d’Angelo possa rinascere, svilupparsi e aprirsi maggiormente al territorio, diventando sempre più presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di legalità, nonché punto di riferimento nell’ambito del settore socio-assistenziale, istruttivo e formativo della regione campana e non solo. Al raggiungimento di tale scopo, l’Ente calatino ha avviato, con impegno, coraggio e passione, una procedura di risanamento di una situazione debitoria seria che ha minacciato, e tuttora può continuare a minacciare, la stessa sopravvivenza dell’Ente. Per tale motivo, l’intera Fondazione è seriamente impegnata in quest’opera, che potrà  dare l’esito sperato solo con la convinta partecipazione di tutti i soggetti interessati”. “Sono state finalmente cambiate le regole – conclude il Commissario Straordinario –  ovvero nella Fondazione si è introdotta la “cultura del fare e della legalità”, indispensabile a liberare l’Istituzione da qualsivoglia atteggiamento e comportamento che ne avevano minato le stesse basi, ed a riportarla all’antico fasto, riavvicinandola alla grande idea del Fondatore”.

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