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“VOCI DAL MONDO”: JACK HIRSCHMAN AL LICEO E. MEDI DI CICCIANO

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Dopo l’”Omaggio a Maurizio Cucchi”, la rassegna “Voci dal Mondo-A colloquio con i poeti” al Liceo Medi, curata da Carlangelo Mauro, Rossanna Napolitano, dal Preside Pasquale Amato, si concluderà lunedì 30 maggio alle ore.10.30 con un incontro con il poeta americano che presenterà l’antologia “Volevo che voi lo sapeste” e altre poesie. L’incontro è organizzato da Liceo in collaborazione  con Casa della poesia di Baronissi, l’Associzione culturale Sinestesie di Avellino. Hirschman, considerato uno dei più grandi poeti viventi, è una leggenda della controcultura e della poesia negli States e nel mondo. Nato nel 1933 a New York è poeta, scrittore, pittore, traduttore, attivista politico a favore dei poveri e degli emarginati, ha pubblicato, tra poesia, saggi, traduzioni, antologie, più di 150 libri.  In aperta opposizione alla guerra del Vietnam venne allontanato dall’insegnamento all’UCLA nel 1966. Membro del CLP (Communist Labor Party), della Union of Left Writers, fondatore della rivista Compages redattore di Left Curve e del People’s Tribune, fondatore del World Poetry Movemente e della Revolutionary Poets Brigade, vive a San Francisco, in California. Ha pubblicato in Italia con la Multimedia Edizioni: “Soglia infinita” (1993), “Arcani” (2000), “Volevo che voi lo sapeste” (2004), “12 Arcani” (2004), “28 Arcani (2014). Nel 2006 è stato prodotto “The Arcanes”, un imponente volume che raccoglie in lingua inglese tutti gli Arcani scritti dal 1972 al 2006 ed è in corso di stampa il secondo volume che raccoglie gli Arcani scritti dal 2006 al 2016. Raffaella Marzano è diventata negli anni l’unica e sola traduttrice di Hirschman in Italia. Quella di Hirschman non è il tipo di letteratura che è espressione individuale, brillante introversione o esibizione di un grido, bensì è una poesia che fa della sofferenza e resistenza di molti la credibile essenza della vita negli Stati Uniti oggi. Essa esplora l’amore, la vita nelle strade, la fame, l’essere senza tetto e la censura, con uno stile lirico diretto. Attivista profondamente impegnato, Hirschman scrive una poesia che è impertubabilmente politica, accesa di passione e humor. Le poesie raccolte in”Volevo che voi lo sapeste” propongono una selezione da più di 50 anni di scrittura e rappresentano un vero viaggio nel corpus poetico di Jack Hirschman. Dagli anni ’50, dove, pur nell’originalità della scrittura, sono riscontrabili le influenze giovanili, le letture dei primi anni (Crane soprattutto) e la tendenza a una scrittura creativa e sperimentale (si è laureato con una tesi su Joyce), si prosegue nelle decadi successive dove emergono i temi e gli strumenti letterari, culturali e politici fondamentali per il grande poeta statunitense (il surrealismo, la cabala, la cultura yiddish, Majakovsky, Hemingway, Artaud, Ginsberg, il jazz, la generazione beat, il comunismo). Fondamentale nella vita di Hirschman l’incontro con il marxismo e l’impegno politico e la conseguente capacità di commuoversi e di partecipare concretamente alle povertà e ai disagi dei più deboli nelle periferie degradate dell’impero o in qualsiasi altra parte del mondo. I testi più apertamente politici, si affiancano a bellissime poesie d’amore (per le donne della sua vita, per la madre, per gli amici più cari), conservando un’inaspettata e originale unità. Molte le poesie dedicate alla vita di strada e alla umanità varia che la frequenta, rapidi bozzetti nei quali entrano i protagonisti dell’“incubo americano”, un’umanità esclusa, dolente e sofferente nel cuore dell’opulento occidente. Avvicinandoci ai nostri giorni la scrittura di Hirschman è sempre più libera, più creativa e i temi contemporanei a lui più cari si evidenziano, si espandono, esplodono in invenzioni limpidissime. L’irruzione nel nuovo millennio è vista e descritta come una sorta di furente colpo di coda di una civiltà occidentale in agonia,  senza controllo e in preda ad una arrogante frenesia autodistruttiva.  Dopo il crollo dei muri e dell’altro impero, Hirschman non può esimersi dal gridare con forza il suo sdegno e la sua rabbia per le persistenti ingiustizie del mondo, continuando però ad avere fiducia negli uomini e nella poesia.

Sergio Iagulli

 

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