La verità non va in onda a reti unificate: le toghe rosse e quel vizio di contare i soldi pubblici
Non lo vedrete al Tg1 o al Tg2. Non lo sentirete nei talk di Canale5 o Rete4. Ma è successo davvero, proprio mentre la macchina della propaganda si affanna a raccontarci il Paese delle meraviglie.
La Corte dei conti, l’organo più alto e indipendente di controllo dello Stato, quello che la Costituzione mette a guardia dei nostri soldi, ha appena demolito il governo. Non con un’opinione, sia chiaro, ma con il “Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato”, l’atto tecnico più importante dell’anno. E quello che emerge è una radiografia drammatica di un Paese in caduta libera.
Leggete con attenzione, perché qui non c’è una singola critica politica. C’è il fallimento certificato di un intero modello gestionale:
1. SANITÀ: “Liste d’attesa vergognose per un Paese civile”.
Sono parole testuali della Corte, non mie. Mentre si taglia e si fa propaganda sulle performance teoriche, milioni di italiani rinunciano a curarsi. I magistrati contabili dicono chiaramente che i soldi in più stanziati non si trasformano in prestazioni. Perché mancano medici, infermieri e perché si preferisce pagare i medici gettonisti a cifre astronomiche invece di assumere. È, nei fatti, la distruzione programmata del Servizio Sanitario Nazionale.
Sono parole testuali della Corte, non mie. Mentre si taglia e si fa propaganda sulle performance teoriche, milioni di italiani rinunciano a curarsi. I magistrati contabili dicono chiaramente che i soldi in più stanziati non si trasformano in prestazioni. Perché mancano medici, infermieri e perché si preferisce pagare i medici gettonisti a cifre astronomiche invece di assumere. È, nei fatti, la distruzione programmata del Servizio Sanitario Nazionale.
2. FISCO: “Un sistema che premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato”.
Anche questa è una citazione diretta. Tra condoni, concordati e rottamazioni, il messaggio che passa è devastante: se sei un evasore ti stendono il tappeto rosso, se invece sei un dipendente, un pensionato o un artigiano onesto, diventi il pollo da spennare. La più grande ingiustizia sociale legalizzata.
Anche questa è una citazione diretta. Tra condoni, concordati e rottamazioni, il messaggio che passa è devastante: se sei un evasore ti stendono il tappeto rosso, se invece sei un dipendente, un pensionato o un artigiano onesto, diventi il pollo da spennare. La più grande ingiustizia sociale legalizzata.
3. BALNEARI E PRIVILEGI: Le proroghe infinite.
Contro l’Europa, contro la legge e contro il mercato. Per proteggere i soliti amici, la Corte bacchetta il sistema da anni, ma si continua con le stesse marchette territoriali. Si chiama feudalesimo, non liberismo.
Contro l’Europa, contro la legge e contro il mercato. Per proteggere i soliti amici, la Corte bacchetta il sistema da anni, ma si continua con le stesse marchette territoriali. Si chiama feudalesimo, non liberismo.
4. PNRR: Una gestione imbarazzante e a rischio frode.
Hanno preso i più grandi fondi europei della storia repubblicana e li stanno gestendo da dilettanti. Ritardi, progetti cambiati in corsa e controlli interni inesistenti. La Corte parla esplicitamente di un altissimo rischio di frodi e infiltrazioni criminali. Stiamo sprecando l’unica vera occasione di rilancio strutturale del Paese.
Hanno preso i più grandi fondi europei della storia repubblicana e li stanno gestendo da dilettanti. Ritardi, progetti cambiati in corsa e controlli interni inesistenti. La Corte parla esplicitamente di un altissimo rischio di frodi e infiltrazioni criminali. Stiamo sprecando l’unica vera occasione di rilancio strutturale del Paese.
5. DIFESA AL 5% DEL PIL: Follia pura.
In un Paese con stipendi da fame, ospedali al collasso e scuole che cadono a pezzi, la priorità sembra essere l’aumento delle spese militari per compiacere l’industria delle armi estera. Soldi nostri, sottratti a sanità e lavoro.
In un Paese con stipendi da fame, ospedali al collasso e scuole che cadono a pezzi, la priorità sembra essere l’aumento delle spese militari per compiacere l’industria delle armi estera. Soldi nostri, sottratti a sanità e lavoro.
6. CARCERI: Condizioni disastrose e disumane.
La Corte chiede un piano straordinario di edilizia penitenziaria. Teniamo le persone in condizioni che l’Europa ci condanna da anni, eppure non si muove una foglia se non per fare slogan sull’insicurezza.
La Corte chiede un piano straordinario di edilizia penitenziaria. Teniamo le persone in condizioni che l’Europa ci condanna da anni, eppure non si muove una foglia se non per fare slogan sull’insicurezza.
7. PUBBLICO IMPIEGO: Pagati una miseria.
Infermieri, insegnanti, impiegati comunali. Intere categorie svuotate perché con quegli stipendi non si vive. La Pubblica Amministrazione crolla e la cabina di regia si lamenta che le cose non funzionano.
Infermieri, insegnanti, impiegati comunali. Intere categorie svuotate perché con quegli stipendi non si vive. La Pubblica Amministrazione crolla e la cabina di regia si lamenta che le cose non funzionano.
8. PARLAMENTO ESAUTORATO.
Mancanza totale di trasparenza. Decreti omnibus, fiducie a raffica ed emendamenti notturni. Si governa per decreti e comunicati stampa, considerando le Camere un fastidioso orpello burocratico.
Mancanza totale di trasparenza. Decreti omnibus, fiducie a raffica ed emendamenti notturni. Si governa per decreti e comunicati stampa, considerando le Camere un fastidioso orpello burocratico.
Questo non è governare: è un’operazione di propaganda permanente che sta affondando l’Italia. E la cosa più grave è che di tutto questo nei circuiti tradizionali parleranno in pochissimi. I telegiornali faranno finta di nulla e, se qualcuno proverà a sollevare il caso, partirà il solito ritornello difensivo: “Sono comunisti, sono toghe rosse”.
Hanno dato del comunista a Bankitalia, all’Istat, all’Europa, ai medici e ai presidi. Ora tocca alla Corte dei conti, l’unico organo che dovrebbe far paura a chi spreca il denaro pubblico. Condividete questa radiografia. Fatela girare sui territori. Perché se non lo facciamo noi, questa verità non uscirà mai dalle stanze dei bottoni.

Massimiliano Napolitano
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